La Nuova Sardegna

Sassari

Frode da 9720 euro: la banca ha sbagliato e risarcisce tutto

di Luigi Soriga
Frode da 9720 euro: la banca ha sbagliato e risarcisce tutto

«Pensavo di parlare con la mia filiale e ho dato i codici» Ma l’istituto aveva tutto il tempo per bloccare il bonifico

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SASSARI. Sul suo conto, da un paio di giorni, ci sono 9720 euro in più. Non è solo un bonifico al proprio iban, è un sostanzioso bonifico anche al proprio ego. Perché se un anno e mezzo fa Giommaria Ventura, dentista sassarese e consigliere comunale, era rimasto fregato e qualcuno gli aveva sottratto quasi 10mila euro, la colpa non era solo sua. Anche la Banca, secondo il giudice, ha avuto le sue manchevolezze. Perciò risarcimento sino all’ultimo centesimo, ed autostima non più in riserva.

C’è da dire che la frode era stata confezionata in maniera perfetta, e abboccare era facilissimo. Anche per chi ha dimestichezza con transazioni, istituti di credito e bonifici. «Eppure ci sono cascato come un salame – aveva scritto su Fb il 20 novembre 2020 – state attenti, è una cosa pazzesca».

L’esca è si è materializzata nel telefonino, un sms. Messaggio di Banca Intesa, classico allarme frode. Ma il numero non era sconosciuto, era proprio quello della filiale. Ventura ha abboccato e aperto il link. Si spalanca una pagina, dove vengono segnalati movimenti anomali sul conto e si chiede l’inserimento di codici. Ma ecco la genialata, che annienta ogni diffidenza. Squilla il telefono, nel display compare il prefisso 011, ed è il numero della sede principale di Banca Intesa. Ventura risponde e da quel momento il finto funzionario comincia a intortarlo. Gli spiega che stanno cercando di ricostruire i passaggi di una frode. Chiede gli ultimi acquisti: uno su Amazon e uno alla Apple. Ma, colpo di scena, risulta anche un bonifico di 9700 euro. «L’ha fatto lei?», chiede. E il dentista per poco sviene. E ormai nel panico più totale comincia a spiattellare qualunque informazione sensibile e codice pur di avviare la procedura di storno della somma e il blocco dei conti. Ma il funzionario è molto rassicurante: «Non si preoccupi, è tutto a posto. La chiameranno dalla filiale di Sassari per fornirle le nuove credenziali. Noi ci sentiamo domani pomeriggio verso le 14». E appena chiude nel display compare un sms: chiamata persa dallo 079-2019121, cioè la Banca Intesa di Sassari. Il dentista richiama immediatamente, ma dall’altra parte cadono dalle nuvole: «Qui nessuno l’ha contattata». Nemmeno 30 secondi più tardi riecco la chiamata dallo 011: «Guardi che da Sassari stanno cercando di mettersi in contatto con lei». Ventura è un po’ disorientato, dice: «Veramente li ho chiamati e dicono di non avermi cercato». Risposta: «Lei tenga il telefono libero, la richiamano». E così è: il numero della filiale sassarese riappare nel display. E questa volta l’operatore, che si qualifica come Piras, riprende con la storia della frode, e avvia la procedura per le nuove credenziali. «Mi fornisce il numero di carta d’identità?». E Ventura glielo dà. E ancora: «Ma qui vedo anche una patente. L’identificazione si può fare solo con la carta d’identità: eliminiamo il secondo documento». E sul telefonino arriva la notifica: “Patente cancellata da home banking”. Insomma, tutto l’iter sembra assolutamente verosimile e la frode stroncata sul nascere. Però Giommaria Ventura ha un tarlo che picchetta, vuole vederci chiaro. E ha la fortuna di avere un conoscente che lavora nella sua filiale. È dubbioso sulla storia delle truffe bancarie, decide di chiamarlo. «Mi ha contattato un tuo collega, tale Piras, perché per poco non mi prosciugavano il conto... ma per fortuna che...». L’amico lo interrompe subito: «Sei sicuro? Perché le nostre procedure non sono queste. Ora mi accerto». Gelo nelle vene. E come da copione: «Il mio collega Piras non ha chiamato nessuno. Ora blocchiamo tutto per davvero e tu fiondati qui in filiale». E qui l’altro colpo di scena: mentre l’addetto consulta il sistema per cercare di capire se c’è un ammanco, Ventura riceve una telefonata: è ancora lo 011, il numero della sede principale. Mette in viva voce e fa parlare il finto funzionario con l’operatore di Sassari. E la situazione diventa surreale, perché il suo codice personale esiste, è di un dipendente che davvero lavora nella Banca Intesa di Torino. «Io ero choccato – racconta Ventura – perché in quel momento non sapevo più quale fosse la realtà e quale il raggiro». Alla fine di vero c’era il bonifico di 9700 euro e i soldi spariti dal conto. «La banca ha subito sostenuto che la colpa fosse mia – dice Giommaria Ventura – e non intendeva risarcirmi. Mi sono rivolto al mio avvocato Paolo Campus e abbiamo avviato l’arbitrato bancario. E un mese fa i giudici ci hanno dato ragione al 100%, ed è un fatto clamoroso, che capita di rado». I motivi sono questi: la telefonata truffa è arrivata alle 14,30 e alle 15 Ventura era già in banca. I soldi sono stati ricevuti dal truffatore alle 18. Perciò la banca aveva tutto il tempo per bloccare il bonifico, destinato a un correntista di Poste Italiane. Due giorni fa i 9720 euro sono finalmente ritornati sul giusto conto.

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