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Sassari

Morte di Tiana Tola dopo oltre un anno è ancora mistero

di Luca Fiori
Morte di Tiana Tola dopo oltre un anno è ancora mistero

Il pm avrà altri sei mesi di tempo per gli accertamenti L’ex campionessa era scomparsa a febbraio del 2021

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SASSARI. È trascorso più di un anno e sulla morte di Tiana Tola da un po’ è calato il silenzio, ma le indagini, sollecitate dalla famiglia per far luce sulle cause della scomparsa dell’ex atleta di 61 anni, non si sono mai fermate.

I giorni scorsi il giudice delle indagini preliminari Sergio De Luca ha concesso al titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Paolo Piras, una proroga di altri sei mesi per arrivare alla verità. La Procura della Repubblica dopo la morte della judoka aveva aperto un fascicolo con l’ipotesi di omicidio colposo, ma al momento nessuno risulta iscritto nel registro degli indagati.

«Ritenuta la difficoltà di svolgere le indagini nel termine dell’8 marzo 2022 - ha scritto il magistrato nella richiesta di proroga - e data la complessità dell’attività investigativa in corso, chiede al giudice la proroga delle indagini preliminari». I prossimi sei mesi dunque saranno decisivi per accertare se ci sia stata responsabilità da parte di qualcuno per la scomparsa dell’ex campionessa di judo sassarese pluri premiata a livello nazionale, morta il 2 febbraio del 2021.

La campionessa di judo era stata ritrovata con il volto bluastro, riversa su un fianco e con le braccia rivolte in avanti, come se durante la notte avesse tentato invano di raggiungere il campanello per la richiesta urgente di assistenza e soccorso.

Il figlio Francesco Ardisson aveva presentato un esposto alla magistratura attraverso il legale di famiglia, l’avvocato Alessandra Delrio e la Procura aveva disposto immediatamente il sequestro della salma. Il magistrato aveva affidato al medico legale Salvatore Lorenzoni l’incarico di accertare «causa ed epoca della morte e storia clinica recente della donna». Un anno di indagini non è bastato per arrivare alla verità. L’ex atleta stava combattendo da tempo contro una miastenia grave, una malattia autoimmune caratterizzata da un’interruzione nella trasmissione dei segnali contrattili tra i nervi e i muscoli. Dall’inizio del 2021 era ricoverata e i familiari a fine gennaio avevano sperato di riportarla a casa, quando i medici avevano assicurato che sarebbe stata dimessa presto.

Il 2 febbraio dello scorso anno purtroppo il cuore della sette volte campionessa italiana di judo si era fermato per sempre. La Procura continuerà a indagare per capire se sia stato fatto tutto il possibile per salvarle la vita. «Il giorno della morte – spiega il figlio Francesco – quando attendevamo il rientro a casa di mia madre siamo stati avvisati che era improvvisamente deceduta senza che ci fosse stato comunicato alcun aggravamento delle sue condizioni cliniche che, anzi, ci avevano riferito esser tali da poter consentire le dimissioni». La famiglia di Tiana faceva affidamento su un macchinario ordinato dal reparto specificamente per lei, consegnato all’azienda sanitaria giovedì 28 gennaio 2021 che necessitava di specifica e adeguata taratura, al fine di rendere il macchinario pronto all’utilizzo a domicilio. «Tale taratura – denuncia il figlio – non è stata mai eseguita e per tale motivo le dimissioni di mia madre erano state sempre posticipate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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