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cronaca

In aula i familiari di Marco Spissu

Vedova, figli e nipoti del chirurgo hanno chiesto la citazione di Ats e Labor come responsabili civili


02 marzo 2022 di Nadia Cossu


SASSARI. Una morte sulla quale chiedono chiarezza, una perdita che ha lasciato un enorme vuoto nella vita dei familiari del chirurgo Marco Spissu, morto il 15 aprile del 2020 dopo aver contratto il covid.

Ieri mattina sua moglie, i suoi due figli e i nipoti si sono costituiti parti civili con gli avvocati Marco Palmieri e Carlo De Cesaro davanti al giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Grotteria. Gli stessi legali hanno chiesto che sia ammessa la citazione come responsabili civili dell’Ats e della Labor Spa, la società proprietaria del Policlinico sassarese, dove il chirurgo era deceduto. Per la sua morte sono imputati di omicidio colposo ed epidemia colposa il consigliere delegato Gianni Paolo Argenti, il direttore sanitario Angelo Pietro Melis e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione Angelo Capriotti (tutti difesi dall’avvocato Agostinangelo Marras).

Secondo il sostituto procuratore Paolo Piras, titolare dell’inchiesta, non si sarebbero in sintesi preoccupati di informare e formare i lavoratori sulle misure di protezione adeguate da adottare per non correre il rischio di rimanere contagiati. Mentre solo di omicidio colposo – relativamente al decesso di Spissu – è chiamato a rispondere Fiorenzo Delogu, coordinatore dell’unità di crisi dell’Area socio sanitaria (assistito dagli avvocati Silvio Piras e Giovanni Sechi).

L’inosservanza delle regole anticontagio all’interno del Policlinico Sassarese ai primi di marzo del 2020 avrebbe avuto due gravi conseguenze, secondo la Procura della Repubblica: la diffusione del virus tra il personale sanitario e i pazienti e anche la morte del chirurgo. Il pm Piras contesta in particolare a Delogu di aver «rifiutato indebitamente l’effettuazione del test molecolare a Spissu», e in questo modo – sempre secondo la Procura – si sarebbe determinato un ritardo nella diagnosi del covid e nella successiva somministrazione delle cure.

A marzo di due anni fa il professore, stimatissimo in città e nel resto della Sardegna per la spiccata professionalità e la grande umanità, era già in pensione ma saltuariamente continuava a operare. Quel giorno aveva eseguito un intervento chirurgico su un paziente, un docente universitario, che in seguito era risultato positivo al Covid-19.

Anche Spissu, che aveva 72 anni, era rimasto purtroppo contagiato e aveva lottato per oltre un mese per restare in vita. Il 15 aprile aveva dovuto però arrendersi di fronte alle complicanze che in molti casi hanno reso (soprattutto nella prima ondata) il virus letale mietendo vittime in molte zone dell’isola e nel Nord Sardegna in particolare.

Per quanto riguarda l’epidemia colposa, i carabinieri del Nas e i tecnici dello Spresal hanno lavorato per mesi per verificare se ciascuno, nel rispetto del proprio ruolo, avesse provveduto a fornire adeguate istruzioni sui rischi per la salute e misure idonee per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro.

E saranno proprio questi i temi di discussione dell’udienza preliminare che è stata rinviata a maggio. In quella data il gup formalizzerà la citazione dei responsabili civili con un apposito provvedimento. Mentre a giugno saranno sentiti gli imputati che hanno deciso di sottoporsi a esame. Ossia i tre collaboratori del Policlinico difesi dall’avvocato Marras.

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