La Nuova Sardegna

Sassari

Leonardo Tola, il nobile che in guerra usava la soga

di Francesco Squintu
Leonardo Tola, il nobile che in guerra usava la soga

A Ozieri una via ricorda il valoroso cavaliere al servizio di Ferdinando il Cattolico. Nell’assedio di Granada del 1492 sconfisse un avversario con la cinghia per buoi

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OZIERI. In pieno centro storico, tra le caratteristiche stradine in ciottolato e i palazzi signorili impreziositi dai colonnati delle altane, stretto tra Vittorio Emanuele III, Galileo Galilei e Vittorio Alfieri, c’è via Leonardo Tola, uomo d’armi e cavaliere, fiero rappresentante della nobiltà ozierese, nome importante per la storia di Ozieri e non solo. Siamo alla fine del basso Medio Evo e nel 1449 da Comita De Tola e Caterina De Siy Fara nasce Salvatore Leonardo De Tola, noto Leonardo Tola.

Chissà se il rampollo del nobile casato si rende conto d’essere immerso in uno dei periodi più fecondi del Rinascimento con Leonardo Da Vinci in giro per l’Italia e un giovanissimo Michelangelo che muoveva i primi passi nella bottega del Ghirlandaio, ma certamente non si limita a una vita facile e pigra mettendosi al servizio della Corona di Aragona e combattendo con gli spagnoli insieme al Re Ferdinando II detto Il Cattolico. Una parentesi rivoluzionaria la vive in Sardegna nel 1478 al fianco del marchese Leonardo Alagon ma nel 1492 è di nuovo insieme a Ferdinando nel vittorioso assedio di Granada, dove viene acclamato perché – così narra la leggenda – atterra un avversario enorme utilizzando sa soga, la stretta cinghia di pelle che veniva utilizzata per legare i buoi. La scena è stata rappresentata da Aligi Sassu all’interno dell’affresco (oggi diventato mosaico) del Prometeo sulla facciata dell’edificio delle scuole medie. Ricoperto di onori, preziosi e del titolo ereditabile di Cavaliere torna in città e assistito dalla moglie Tommea Corona si spegne nel febbraio del 1503. Lascia però un testamento – il primo e più esteso è andato perduto – ricostruito, analizzato e pubblicato nel 2010 dagli studiosi Gian Gabriele Cau e Mauro Maxia che presenta alcune curiosità che oggi possono far sorridere ma che indicano in modo inequivocabile l’agiatezza e il rango del personaggio. Non indica il luogo di sepoltura, ma tra le righe si augura che sia la chiesa di Santa Maria, l’attuale Cattedrale e dispone che sette giorni dopo la sua morte i figli preparino quattro rasieri di grano (un rasiere corrisponderebbe a circa 175 litri di volume), carne e soprattutto pepe che per la preziosità della spezia dava la misura della ricchezza famigliare. Concede alla moglie il diritto di continuare ad abitare in casa con i figli minori, sempre che questi rimangano in vita poiché in caso contrario dovrebbe cedere l’abitazione ai figli maggiori e trasferirsi in un’altra dimora. Infine, se lei dovesse andarsene le potrà essere restituita la dote: 60 ducati d’oro. Tra lasciti alle chiese e richieste di messe in suffragio, Leonardo assegna un puledro domato, il migliore che vi sia, al prete che lo assiste, il canonico Nicola Cassada e soprattutto non dimentica Antoneddu, suo servo fedele a cui regala un terreno coltivabile e un puledro e concede il diritto ad abitare una casa con moglie e figli, e la serva Brunda che acquisisce metà delle pertinenze di un mulino e una piccola casa. Importante anche il riferimento alla vigna di Puppurruju, passata in dote al figlio Antonio, insieme a tutte le botti e i tini e giunta di mano in mano nella discendenza sino al 1978 con il lascito dell’ultima discendente, Donna Peppina Tola, alle suore Filippine e che ha spinto i soci dell’Associazione Alvarega a recuperare l’antico omonimo vitigno, reimpiantarlo con un’operazione di archeologia enologica e produrre un ottimo vino bianco che si chiama proprio Nobile Tola.

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