«Il mio anno buio in lista d’attesa»
di Andrea Massidda
Affetta da un disturbo agli occhi non viene operata. L’Aou: «Precedenza a oncologici e al Covid»
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SASSARI. Soffre da tempo di un fastidiosissimo disturbo che le trasforma gli occhi in minuscole piscine ricolme di gocce salate. È quel problema che i medici chiamano epifora, l’eccesso di lacrimazione dovuto all’ostruzione dei canali lacrimali, e che si può risolvere solo con un’operazione chirurgica in anestesia totale. Giuseppina Scintu, una sassarese che sta per raggiungere le 74 primavere ed è in attesa dell’intervento, ora non sa più se a provocarle il pianto sia la malattia o la frustrazione per l’assistenza che di fatto non le arriva perché le sale operatorie sono riservate soltanto ai casi maligni di patologie oncologiche o al Covid. Fatto sta che ormai quasi non vede più.
E dire che il suo ricovero nel reparto Otorinolaringoiatria dell’Azienda ospedaliera universitaria (ricovero preliminare all’intervento chirurgico) era stato programmato nientemeno che il 23 febbraio del 2021. Ma non è mai stata chiamata. «Ho passato un anno intero tra farmaci, visite costosissime e dolori insopportabili», rivela lei stessa quando afferma di non poterne più. «La situazione sta peggiorando di giorno in giorno – dice singhiozzando –, la mia lacrimazione ha raggiunto livelli esagerati, così ho sempre la faccia umida e la pelle del viso completamente arrossata, al punto da non poter usare nemmeno la mascherina. Ormai è da mesi che praticamente non esco più di casa. Capisco – aggiunge – che esistono casi più urgenti, ma non è possibile che tutte gli altri pazienti vengano abbandonati ai loro dolori».
Del resto ad ammettere che ci si trova in una sorta di emergenza è persino il direttore dell’unità operativa complessa di Otorinolaringoiatria dell’Aou di Sassari, professor Francesco Bussu. «Conosciamo il problema – spiega – e ci dispiace molto per i disagi, ma purtroppo non dipende da noi. I due anni di pandemia hanno determinato una netta riduzione degli spazi operatorie questo ha comportato un allungamento delle liste d’attesa per tutte le patologie non oncologiche, che per le loro caratteristiche sono non urgenti e programmabili. In questi giorni – continua Bussu – stiamo lavorando a un progetto di prestazioni aggiuntive che ci permetterà di abbattere le liste d’attesa e recuperare i pazienti che attendono di essere operati. Inoltre – aggiunge – sono stati stanziati dei fondi regionali ai quali abbiamo richiesto di accedere proprio per ridurre le liste d’attesa delle patologie benigne».
Poi c’è la questione legata agli anestesisti. «Negli ultimi due anni, a causa del Covid – riprende il direttore della Orl - la riduzione degli spazi operatori, dovuti anche all’impiego degli anestesisti nelle terapie intensive Covid, ci ha consentito di smaltire soltanto la patologia oncologica del testa-collo, che ha complessivamente una prognosi migliore di tanti tumori maligni, ma una velocità di progressione molto più elevata: rinviare questi casi sarebbe fatale per il paziente. Questa situazione – conclude Bussu – non ci ha permesso di programmare gli interventi chirurgici in elezione per diverse patologie, tra le quali quelle dell’orecchio, per il quale siamo ormai l'unico centro nel nord Sardegna, e per la patologia ostruttiva del naso e dei seni paranasali».
E dire che il suo ricovero nel reparto Otorinolaringoiatria dell’Azienda ospedaliera universitaria (ricovero preliminare all’intervento chirurgico) era stato programmato nientemeno che il 23 febbraio del 2021. Ma non è mai stata chiamata. «Ho passato un anno intero tra farmaci, visite costosissime e dolori insopportabili», rivela lei stessa quando afferma di non poterne più. «La situazione sta peggiorando di giorno in giorno – dice singhiozzando –, la mia lacrimazione ha raggiunto livelli esagerati, così ho sempre la faccia umida e la pelle del viso completamente arrossata, al punto da non poter usare nemmeno la mascherina. Ormai è da mesi che praticamente non esco più di casa. Capisco – aggiunge – che esistono casi più urgenti, ma non è possibile che tutte gli altri pazienti vengano abbandonati ai loro dolori».
Del resto ad ammettere che ci si trova in una sorta di emergenza è persino il direttore dell’unità operativa complessa di Otorinolaringoiatria dell’Aou di Sassari, professor Francesco Bussu. «Conosciamo il problema – spiega – e ci dispiace molto per i disagi, ma purtroppo non dipende da noi. I due anni di pandemia hanno determinato una netta riduzione degli spazi operatorie questo ha comportato un allungamento delle liste d’attesa per tutte le patologie non oncologiche, che per le loro caratteristiche sono non urgenti e programmabili. In questi giorni – continua Bussu – stiamo lavorando a un progetto di prestazioni aggiuntive che ci permetterà di abbattere le liste d’attesa e recuperare i pazienti che attendono di essere operati. Inoltre – aggiunge – sono stati stanziati dei fondi regionali ai quali abbiamo richiesto di accedere proprio per ridurre le liste d’attesa delle patologie benigne».
Poi c’è la questione legata agli anestesisti. «Negli ultimi due anni, a causa del Covid – riprende il direttore della Orl - la riduzione degli spazi operatori, dovuti anche all’impiego degli anestesisti nelle terapie intensive Covid, ci ha consentito di smaltire soltanto la patologia oncologica del testa-collo, che ha complessivamente una prognosi migliore di tanti tumori maligni, ma una velocità di progressione molto più elevata: rinviare questi casi sarebbe fatale per il paziente. Questa situazione – conclude Bussu – non ci ha permesso di programmare gli interventi chirurgici in elezione per diverse patologie, tra le quali quelle dell’orecchio, per il quale siamo ormai l'unico centro nel nord Sardegna, e per la patologia ostruttiva del naso e dei seni paranasali».
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