l’addio di STINTINO al comandante
L’ultima regata di Cochi Cordella la vela latina era la sua passione
STINTINO. Mare e amicizia, accoglienza e rispetto. Vela latina e passione, storia e tradizioni, ma anche ambiente, allegria, divertimento che riduce la competizione ed esalta i valori degli uomini...
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STINTINO. Mare e amicizia, accoglienza e rispetto. Vela latina e passione, storia e tradizioni, ma anche ambiente, allegria, divertimento che riduce la competizione ed esalta i valori degli uomini semplici. Quelli che stanno bene con chiunque. Domenico “Cochi” Cordella aveva quasi 90anni, era nato a Sassari ma era stintinese da sempre e lì viveva a Tanca Manna. Se n’è andato in silenzio il vecchio lupo di mare, senza mai ammainare la bandiera della vela latina della sua San Gennnaro, imbarcazione sulla quale in tanti hanno imparato ad andare per mare e a regatare. Se l’è fatte tutte le regate di vela latina a Stintino dal 1983 in poi. Ma a lui vincere non interessava: contava l’amicizia, lo stare insieme, tanto che a metà regata poteva decidere di fermarsi in una cala e trascorrere ore in allegria.
Segretario generale del “Santissima Annunziata” fino a quando la sanità non era stata ancora “intaccata” dall’avanzata della politica, Cochi Cordella era una persona onesta e altruista, con quella carica di stravaganza buona che gli consentiva di cambiare le situazioni e di fare festa, gemmando amicizia anche tra persone che appena si conoscevano.
L’Asinara la conosceva come le sue tasche, aveva mille storie. Ci andava sempre. A vela, come facevano Berlinguer e Pinna Parpaglia. «Ma il gusto per noi ragazzi di allora era andare con lui – racconta Piero Ajello, ideatore e organizzatore della Regata di vela latina a Stintino – . Dopo la riapertura del supercarcere, scelse l’Isola Piana come punto di riferimento. Partiva dal porto di Stintino e raggiungeva l’isola insieme al suo cane, e lì trascorreva buona parte della giornata. C’è una spiaggia che gli amici chiamavano scherzosamente “la spiaggia di Cochi”».
La vela latina era la sua passione: il silenzio, l’anima del vento, il sibilo della chiglia che taglia l’acqua. «Dopo la scomparsa di zio Vallebella a Stintino non c’era più nessuno che realizzava le vele – prosegue Piero Ajello – ma lui non si rassegnò. Si rivolse a una veleria di Genova e fu tra i primi ad avere la vela sintetica, le altre erano di cotone».
Maestro del tempo libero, fotografo e grande ammiratore dell’ambiente. Ma anche pescatore: utilizzava il palamito e puntava ai pezzi grossi, in particolare tonni ma anche squali.
Musicista e animatore naturale, vulcanico portatore di allegria. Cochi Cordella suonava pianoforte e chitarra, andava a orecchio ma faceva credere di leggere la musica e aveva imparato a girare le pagine dello spartito al momento giusto. E si divertiva se ci credevano. Con lui se ne va un uomo di mare, un comandante che ha colorato le estati di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarlo. «Doveva essere il nostro ospite d’onore per i 40 anni della Regata di vela latina – dice Ajello – sarà ugualmente con noi. Lo ricorderemo: è stato un gran signore. Una persona speciale». (g.baz.)
Segretario generale del “Santissima Annunziata” fino a quando la sanità non era stata ancora “intaccata” dall’avanzata della politica, Cochi Cordella era una persona onesta e altruista, con quella carica di stravaganza buona che gli consentiva di cambiare le situazioni e di fare festa, gemmando amicizia anche tra persone che appena si conoscevano.
L’Asinara la conosceva come le sue tasche, aveva mille storie. Ci andava sempre. A vela, come facevano Berlinguer e Pinna Parpaglia. «Ma il gusto per noi ragazzi di allora era andare con lui – racconta Piero Ajello, ideatore e organizzatore della Regata di vela latina a Stintino – . Dopo la riapertura del supercarcere, scelse l’Isola Piana come punto di riferimento. Partiva dal porto di Stintino e raggiungeva l’isola insieme al suo cane, e lì trascorreva buona parte della giornata. C’è una spiaggia che gli amici chiamavano scherzosamente “la spiaggia di Cochi”».
La vela latina era la sua passione: il silenzio, l’anima del vento, il sibilo della chiglia che taglia l’acqua. «Dopo la scomparsa di zio Vallebella a Stintino non c’era più nessuno che realizzava le vele – prosegue Piero Ajello – ma lui non si rassegnò. Si rivolse a una veleria di Genova e fu tra i primi ad avere la vela sintetica, le altre erano di cotone».
Maestro del tempo libero, fotografo e grande ammiratore dell’ambiente. Ma anche pescatore: utilizzava il palamito e puntava ai pezzi grossi, in particolare tonni ma anche squali.
Musicista e animatore naturale, vulcanico portatore di allegria. Cochi Cordella suonava pianoforte e chitarra, andava a orecchio ma faceva credere di leggere la musica e aveva imparato a girare le pagine dello spartito al momento giusto. E si divertiva se ci credevano. Con lui se ne va un uomo di mare, un comandante che ha colorato le estati di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarlo. «Doveva essere il nostro ospite d’onore per i 40 anni della Regata di vela latina – dice Ajello – sarà ugualmente con noi. Lo ricorderemo: è stato un gran signore. Una persona speciale». (g.baz.)
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