Strangolò l’ex moglie Tilloca sconterà 30 anni
di Luca Fiori
Michela Fiori era stata uccisa il 23 dicembre del 2018 nel sua casa di Alghero L’ex marito poco dopo il delitto si era costituito nella caserma dei carabinieri
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SASSARI. Poche ore dopo aver strangolato l’ex moglie, Michela Fiori, due giorni prima di Natale di quattro anni fa, aveva chiamato un avvocato e si era fatto accompagnare nella caserma dei carabinieri di Alghero per costituirsi.
Non ha però mai mostrato un minimo segno di pentimento in tutti questi anni Marcello Tilloca, 46 anni, che ieri pomeriggio è stato condannato in via definitiva a trent’anni di carcere per omicidio volontario, per aver ucciso a mani nude la madre dei suoi due figli.
I giudici della prima sezione della Cassazione hanno rigettato il ricorso presentato dai legali di Tilloca e confermato le sentenze di primo e secondo grado. La Suprema Corte ha accolto l'opposizione del procuratore generale e delle parti civili: i familiari della vittima e l’associazione Rete delle Donne di Alghero. L’uxoricida dovrà anche pagare le spese processuali e risarcire le spese di rappresentanza e difesa sostenute dalle parti civili, rappresentate dagli avvocati Elisabetta Udassi, Marco Manca e Daniela Pinna Vistoso. La mamma, il fratello e la nonna di Michela Fiori avevano ottenuto in primo grado un risarcimento di 100mila euro a testa. I due figli della coppia, entrambi minorenni, erano stati affidati da subito alla nonna materna che vive a Genova.
«È stata fatta giustizia per Michela – ha commento Gavinuccia Arca, l’avvocato che ha rappresentato come parte civile la Rete delle donne di Alghero – una sentenza giusta che ora diventa definitiva».
Era l’antivigilia di Natale del 2018 quando Tilloca, che si stava separando dalla moglie e che per questo motivo già da tempo non abitava più con lei e con i loro due bambini, aveva bussato alla porta dell’appartamento di via Vittorio Veneto, nel quartiere di Sant’Agostino, ad Alghero.
La discussione con la donna era partita quasi subito, Tilloca aveva il sospetto che sua moglie frequentasse un altro uomo e aveva cominciato a farle domande su dove fosse stata la sera prima. Lui la osservava, la teneva d’occhio e si era accorto che la notte precedente la macchina di Michela non era parcheggiata sotto casa: «Dove sei stata? Con chi eri?». Ecco perché secondo l’accusa era stato un delitto premeditato. L’imputato avrebbe pianificato ogni cosa. E lo dimostrerebbe un episodio in particolare: poco tempo prima dell’omicidio, Tilloca aveva detto a un’amica che un giorno, in seguito a una discussione con la moglie, aveva afferrato un coltello per colpirla ma aveva desistito solo perché erano presenti i figli. Aveva anche aggiunto che se si fosse ripresentata l’occasione la loro presenza non sarebbe bastata a fermarlo.
E ciò che accadde il 23 dicembre sarebbe la prova del fatto che quello sfogo non fosse campato in aria. La mattina dell’omicidio, quando i due figli erano all’allenamento di calcio, aveva bussato a casa e lei aveva aperto. Negli ultimi tempi aveva paura di lui, Michela. Lo aveva confidato a qualche conoscente, aveva raccontato di quelle minacce di morte che l’ex marito le aveva rivolto e che lei, solare e buona d’animo, aveva purtroppo sottovalutato. E infatti non lo aveva voluto denunciare. O meglio: in un primo momento si era convinta a farlo e poi si era tirata indietro. Marcello Tilloca avrebbe prima usato un coltello per aggredire l’ex moglie, proprio come aveva preventivato di fare un mese prima, ma quell’arma durante la colluttazione era caduta sul pavimento e allora aveva tentato di strangolarla con le mani e l’aveva poi finita con un laccio delle scarpe.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non ha però mai mostrato un minimo segno di pentimento in tutti questi anni Marcello Tilloca, 46 anni, che ieri pomeriggio è stato condannato in via definitiva a trent’anni di carcere per omicidio volontario, per aver ucciso a mani nude la madre dei suoi due figli.
I giudici della prima sezione della Cassazione hanno rigettato il ricorso presentato dai legali di Tilloca e confermato le sentenze di primo e secondo grado. La Suprema Corte ha accolto l'opposizione del procuratore generale e delle parti civili: i familiari della vittima e l’associazione Rete delle Donne di Alghero. L’uxoricida dovrà anche pagare le spese processuali e risarcire le spese di rappresentanza e difesa sostenute dalle parti civili, rappresentate dagli avvocati Elisabetta Udassi, Marco Manca e Daniela Pinna Vistoso. La mamma, il fratello e la nonna di Michela Fiori avevano ottenuto in primo grado un risarcimento di 100mila euro a testa. I due figli della coppia, entrambi minorenni, erano stati affidati da subito alla nonna materna che vive a Genova.
«È stata fatta giustizia per Michela – ha commento Gavinuccia Arca, l’avvocato che ha rappresentato come parte civile la Rete delle donne di Alghero – una sentenza giusta che ora diventa definitiva».
Era l’antivigilia di Natale del 2018 quando Tilloca, che si stava separando dalla moglie e che per questo motivo già da tempo non abitava più con lei e con i loro due bambini, aveva bussato alla porta dell’appartamento di via Vittorio Veneto, nel quartiere di Sant’Agostino, ad Alghero.
La discussione con la donna era partita quasi subito, Tilloca aveva il sospetto che sua moglie frequentasse un altro uomo e aveva cominciato a farle domande su dove fosse stata la sera prima. Lui la osservava, la teneva d’occhio e si era accorto che la notte precedente la macchina di Michela non era parcheggiata sotto casa: «Dove sei stata? Con chi eri?». Ecco perché secondo l’accusa era stato un delitto premeditato. L’imputato avrebbe pianificato ogni cosa. E lo dimostrerebbe un episodio in particolare: poco tempo prima dell’omicidio, Tilloca aveva detto a un’amica che un giorno, in seguito a una discussione con la moglie, aveva afferrato un coltello per colpirla ma aveva desistito solo perché erano presenti i figli. Aveva anche aggiunto che se si fosse ripresentata l’occasione la loro presenza non sarebbe bastata a fermarlo.
E ciò che accadde il 23 dicembre sarebbe la prova del fatto che quello sfogo non fosse campato in aria. La mattina dell’omicidio, quando i due figli erano all’allenamento di calcio, aveva bussato a casa e lei aveva aperto. Negli ultimi tempi aveva paura di lui, Michela. Lo aveva confidato a qualche conoscente, aveva raccontato di quelle minacce di morte che l’ex marito le aveva rivolto e che lei, solare e buona d’animo, aveva purtroppo sottovalutato. E infatti non lo aveva voluto denunciare. O meglio: in un primo momento si era convinta a farlo e poi si era tirata indietro. Marcello Tilloca avrebbe prima usato un coltello per aggredire l’ex moglie, proprio come aveva preventivato di fare un mese prima, ma quell’arma durante la colluttazione era caduta sul pavimento e allora aveva tentato di strangolarla con le mani e l’aveva poi finita con un laccio delle scarpe.
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