La Nuova Sardegna

Sassari

A Porto Torres i pescherecci restano fermi

A Porto Torres i pescherecci restano fermi

La protesta per il caro carburante andrà avanti. Il sindaco: «Un settore fondamentale per la città»

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PORTO TORRES. I pescherecci della marineria turritana non sono usciti a mare ieri sera e resteranno all’ormeggio almeno sino a domani nella banchina del porto commerciale di Porto Torres.

Il motivo dell’astensione dal lavoro è dovuto all’improvviso aumento del prezzo del carburante che rischia di mettere a terra l’interno comparto ittico del Golfo dell’Asinara. La protesta è cominciata sabato mattina all’interno dello scalo marittimo e proseguirà questa mattina con armatori e pescatori uniti nella lotta per far valere i diritti di chi si sacrifica per mantenere le proprie famiglie. Anche la ditta di prodotti ittici della famiglia Rum ha deciso di non fare uscire a mare le cinque motobarche, sempre a causa del costo molto elevato del gasolio. Una criticità che si estende a tutte le categorie che ruotano nel mondo della pesca, dunque, che chiedono un intervento del governo nazionale per ridurre il prezzo del carburante e per mettere in pagamento le tre annualità arretrate del fermo biologico alle marinerie di Porto Torres. «Non vorrei che si ripetesse quanto accaduto nella Seconda guerra mondiale – ha detto il sindaco Massimo Mulas –, quando ci si è ricordati dei pescatori solo nel momento in cui la comunità ne aveva un estremo bisogno, a prezzo di grandi sacrifici per chi usciva a mare durante il periodo bellico». Per il primo cittadino siamo di fronte a uno dei lavori più antichi del mondo su cui si fonda la stessa identità di Porto Torres. «In ballo non ci sono solo questioni economiche – conclude Mulas – ma anche strettamente culturali. Non c'è un minuto da perdere: Porto Torres non può permettersi di rinunciare a un solo posto di lavoro in questo settore, che insieme all'industria rappresenta il perno occupazionale della nostra città e, come detto, lo stesso cuore identitario».

Gavino Masia

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