La Nuova Sardegna

Sassari

Cittadella, c’è il primo bando

di Giovanni Bua
Cittadella, c’è il primo bando

Il Ministero affida la redazione del piano di fattibilità del progetto e si prepara a correre

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SASSARI. Arriva il primo atto formale da parte del Ministero della Giustizia, e il primo mini-finanziamento. Passi preliminari ma di un’importanza assoluta perché certificano in maniera ufficiale che il progetto per la cittadella giudiziaria a San Sebastiano, perso per anni nelle nebbie e di fatto accantonato, è tornato sui binari. E può riprendere la sua corsa.

Si tratta di una determina, datata 7 marzo e firmata dal direttore generale di via Arenula, Massimo Orlando, per ora tenuta riservata ma di cui la Nuova è riuscita ad entrare in possesso tramite fonti ministeriali. Riguarda l’affidamento “dell’incarico di redazione del progetto di fattibilità tecnica ed economia per la riqualificazione e riconversione dell’ex carcere di San Sebastiano nel nuovo polo giudiziario di Sassari”. Sei pagine ricche di informazioni, che accendono una luce sul cammino che il “sogno cittadella” sta facendo dopo l’impegno ufficiale preso dalla sottosegretaria Anna Macina in commissione Giustizia lo scorso 18 febbraio. «Il dicastero è in procinto di organizzare una riunione – aveva detto – per verificare tempistica e fonti di finanziamento dell’ipotizzato intervento di ristrutturazione dell’ex carcere». E proprio dalla determina si evince che gli incontri sono stati più d’uno. L’ultimo a Sassari lo scorso 3 marzo, dal quale è emersa: «La necessità di verificare se l’ex carcere di San Sebastiano possa essere effettivamente adibito a sede degli uffici giudiziari, tra cui la Corte di Appello, la Procura Generale, il Giudice di Pace e altri».

Una verifica dovuta, visto che di fatto il progetto riparte da zero, per fare la quale il ministero ritiene opportuno «disporre di un servizio diretto all’acquisizione del progetto di fattibilità tecnico economica» e che, passaggio fondamentale, «tale elaborato abbia i contenuti necessari per poter poi essere utilizzato per l’affidamento dell’appalto integrato». L’iter insomma, per quanto debba ripartire dal via, sarà iper semplificato. Con l’incarico al professionista che sarà aggiudicato (tramite 65mila euro di fondi messi a disposizione dal Ministero) entro il 13 aprile, e il Pfte che andrà consegnato, e validato dalla Conferenza permanente territoriale, composta dai capi degli uffici giudiziari e dai dirigenti amministrativi e presieduta dal presidente della Corte d’appello, entro il 30 luglio 2022.

Non basta: il professionista a cui sarà affidato l’incarico dovrà tenere gli opportuni contatti con «il competente Soprintendente e con l’Agenzia del Demanio al fine di redigere un progetto di fattibilità tecnica ed economia tendenzialmente stabile». Questo perché, recita ancora la delibera «Il progetto possa essere immediatamente posto dal Demanio a base della procedura di appalto integrato». Il progettista inoltre dovrà acquisire ed esaminare dal Demanio (che si conferma essere la stazione appaltante dell’intervento) tutta la documentazione disponibile, che comprende un preliminare licenziato dal Provveditorato interregionale per le opere pubbliche nel 2016, ottima base di partenza per un progetto che non dovrebbe subire particolari stravolgimenti. E inoltre, vera novità rispetto all’iter scelto nel 2016 e confermato nel 2018, dovrà produrre un Pfte unitario ma anche uno redatto nell’ottica del lotti funzionali «al fine – recita la delibera – di consentire alla stazione appaltante di avviare e concludere lavori parziali ma che consentano comunque di utilizzare appieno la parte dell’edificio che sarà, di volta in volta, ristrutturata, secondo le priorità che verranno indicate dalla Conferenza permanente.

Le determina sarà a breve pubblicata sulla piattaforma Sigeg del ministero nella sezione “trasparenza”, e sul Simog, il sistema che consente alle stazioni appaltanti di richiedere il codice identificativo gara (Cig). Poi partirà la richiesta di offerta al massimo ribasso, con consultazione di almeno tre operatori, e l’aggiudicazione che potrà avvenire anche prima del 13 aprile.

Finalmente si corre insomma, e si rema tutti dalla stessa parte. Ministero, demanio, uffici giudiziari, e soprattutto la città, con il gruppo guidato dall’ordine degli avvocati di Sassari, che mette insieme i vertici territoriali di Confcommercio, Confartigianato e Confesercenti, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, insieme ai Ccn, in rappresentanza di almeno 300 imprese, oltre a politici di tutti i livelli, che segue con attenzione lo sviluppo degli eventi ed è pronto a scendere in campo per alzare di nuovo “pressione” e condivisione con una serie di iniziative.

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