Il protocollo
Gli impegni mai rispettati vecchi quasi 11 anni
SASSARI. Nel 2010, a fronte della chiusura degli impianti petrolchimici nel polo di Porto Torres, di proprietà Versalis, venne annunciata la realizzazione da parte di Matrica (la joint venture...
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SASSARI. Nel 2010, a fronte della chiusura degli impianti petrolchimici nel polo di Porto Torres, di proprietà Versalis, venne annunciata la realizzazione da parte di Matrica (la joint venture paritetica tra Versalis e Novamont, appositamente costituita), di un importante progetto finalizzato alla produzione di 120.000 tonnellate annue di mater-bi ai fini della riconversione del petrolchimico nel più grande e innovativo polo di chimica verde al mondo. A sancire gli impegni delle parti per la realizzazione di tale progetto, è stato il Protocollo d'intesa sottoscritto il 26 maggio 2011.
Prevedeva una riconversione e riqualificazione del polo con interventi di messa in sicurezza e bonifica delle aree private contaminate, di sviluppo e utilizzo di fonti energetiche eco-compatibili, attività di ricerca, riqualificazione dell'occupazione esistente e creazione di nuova occupazione. Venivano stimati investimenti per complessivi 730 milioni, più 530 milioni per le bonifiche. La materia prima, olio vegetale, sarebbe stata ottenuta destinando alla coltivazione del cardo alcune decine di migliaia di ettari del territorio.
Il progetto avrebbe dovuto ultimarsi entro il 2016, attraverso il completamento degli investimenti ricondotti alla terza fase, da destinare alla realizzazione, su più ampia scala degli impianti, oltre alla realizzazione dell'impianto di produzione di 120.000 tonnellate di mater-bi. Ad oggi, dei 500 milioni di investimenti ne sono stati spesi circa 200, attraverso la realizzazione dei due piccoli impianti di produzione di monomeri bio-acido azelaico e acido pelargonico e di lubrificanti bio, i quali sono in grado di funzionare solo al 60 per cento della loro capacità produttiva, essendo ancora in corso la sperimentazione delle tecnologie utilizzate. La materia prima, ovvero l'olio di girasole, non proviene dalla Sardegna, il quadro occupazionale è crollato a poco più di 500 unità. (g.bua)
Prevedeva una riconversione e riqualificazione del polo con interventi di messa in sicurezza e bonifica delle aree private contaminate, di sviluppo e utilizzo di fonti energetiche eco-compatibili, attività di ricerca, riqualificazione dell'occupazione esistente e creazione di nuova occupazione. Venivano stimati investimenti per complessivi 730 milioni, più 530 milioni per le bonifiche. La materia prima, olio vegetale, sarebbe stata ottenuta destinando alla coltivazione del cardo alcune decine di migliaia di ettari del territorio.
Il progetto avrebbe dovuto ultimarsi entro il 2016, attraverso il completamento degli investimenti ricondotti alla terza fase, da destinare alla realizzazione, su più ampia scala degli impianti, oltre alla realizzazione dell'impianto di produzione di 120.000 tonnellate di mater-bi. Ad oggi, dei 500 milioni di investimenti ne sono stati spesi circa 200, attraverso la realizzazione dei due piccoli impianti di produzione di monomeri bio-acido azelaico e acido pelargonico e di lubrificanti bio, i quali sono in grado di funzionare solo al 60 per cento della loro capacità produttiva, essendo ancora in corso la sperimentazione delle tecnologie utilizzate. La materia prima, ovvero l'olio di girasole, non proviene dalla Sardegna, il quadro occupazionale è crollato a poco più di 500 unità. (g.bua)
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