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Sassari

Gli invasori paragonati ai bulli

Gli invasori paragonati ai bulli

Dai compiti scritti dei ragazzini delle medie emerge anche rabbia e delusione 

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SASSARI. «Come ho saputo della guerra? Guardando la televisione». A dirlo senza troppi giri di parole è Cosmina, sedici anni, di origine rumena. I compagni, poi, la seguono a ruota, confermando ciò che è facile immaginare: sui social del conflitto tra Russia e Ucraina se ne parla eccome. E agli adolescenti non vengono risparmiate nemmeno le immagini più cruente. Così, visto che con i ragazzi è impossibile ignorare l’argomento, tanto vale affrontarlo in maniera seria trasformandolo in qualcosa che sia anche didatticamente utile. Esattamente ciò che ha fatto in questi giorni la professoressa Stefania Asara, che insegna Lettere alle medie di via Satta e ha chiesto ai suoi alunni della terza A di formulare per iscritto delle riflessioni sul conflitto in corso. Un compito dal quale sono emerse molte indicazioni interessanti per comprendere meglio come – specie dopo due pesantissimi anni di pandemia – i giovani si stiano confrontando con questa nuova prova.

Per Paola, una studentessa che sorprende per la sua lucidità, la guerra si doveva evitare. «Sono delusa dalla società – scrive –, perché nel 2022 non possono morire tante persone innocenti. Le immagini che fanno vedere in tivù sono strazianti, sembra di essere tornati indietro nel tempo. Da quando eravamo piccoli ci hanno spiegato che la Storia ci insegna a non ripetere gli errori del passato, ma allora non abbiamo imparato tanto».

Parole belle almeno come quelle scritte da Adji, una sua compagna di classe originaria del Senegal. «Non mi sono molto chiari i motivi di questo conflitto – scrive nel suo compito – ma so che la Russia di Putin è un Paese molto grande rispetto all’Ucraina. Quindi è un po’ come se il re della Sardegna volesse invadere l’Asinara soltanto è perché è vicina geograficamente». Antonio (così lo chiamano gli amici perché il suo nome in cinese è troppo difficile) riferisce delle sensazioni che prova davanti alle immagini proposte nei telegiornali: «Cambiano a seconda delle scene: se vedo carri armati o militari che sparano mi preoccupo, mentre se vedo le famiglie dei profughi separarsi per cercare di mettersi in salvo, divento triste. E mi arrabbio molto quando ci fanno vedere i bombardamenti sulle case: sono costruzioni fatte da esseri umani che per realizzarle ci hanno speso un sacco di tempo».

Dulcis in fundo, Andrea: «Tra guerra e bullismo c’è molta somiglianza: il bullo non altro che è un invasore che si approfitta delle debolezze della vittima». (an.mass.)

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