La Nuova Sardegna

Sassari

Va al processo, i carabinieri lo arrestano in aula

di Nadia Cossu
Va al processo, i carabinieri lo arrestano in aula

Imputato di lesioni si sottopone a esame e subito dopo gli notificano l’ordinanza di custodia in carcere

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SASSARI. Era in aula per sottoporsi a esame e difendersi dalle accuse di lesioni e tentata estorsione nei confronti di un giovane di Porto Torres che avrebbe picchiato per un debito di droga (vicenda per la quale era agli arresti domiciliari). Ma dopo aver spiegato al collegio la sua posizione, gli è stata notificata in aula l’ordinanza di custodia cautelare in carcere (con revoca dei domiciliari) per altri due reati: evasione e ricettazione. L’aggravamento della misura era stato chiesto dal pubblico ministero Angelo Beccu per Andrea Pintadu, 32enne di Porto Torres. Il giovane, infatti, durante la detenzione domiciliare sarebbe andato in un compro oro e avrebbe venduto dei gioielli ritenuti dall’accusa provento di furto. I carabinieri lo hanno raggiunto in aula e lo hanno portato in carcere, tra sgomento e sorpresa del diretto interessato.

Pintadu è a giudizio insieme a Antonio Ignazio Lombardo, di 33 anni. I due, con ruoli diversi, avrebbero partecipato al pestaggio e al tentativo di estorsione nei confronti di un trentenne. Secondo quanto accertato dai carabinieri della sezione radiomobile della compagnia di Porto Torres avrebbero prima aggredito con spinte e schiaffi la vittima per strada, poi si sarebbero presentati a casa sua e lo avrebbero massacrato. Il 30enne non aveva però ceduto alle minacce e si era rivolto ai militari. Dopo poche settimane erano scattate le manette ai polsi di tre persone (tra cui Pintadu), Lombardo invece era stato arrestato in un secondo momento. Per gli inquirenti a organizzare l’azione punitiva sarebbe stato proprio Andrea Pintadu. «Nessun pestaggio, gli diedi uno schiaffo, sì – ha confermato ieri l’imputato – ma non era legato a stupefacenti. Lui mi aveva sottratto dei soldi da casa e non voleva restituirmeli».

«Ho rischiato che mi amputassero un braccio – aveva invece detto in aula la vittima – L’ho tenuto ingessato per tre mesi ma per fortuna i medici hanno detto che il rischio è scongiurato». L’uomo aveva anche raccontato di esser stato aggredito con violenza inaudita per un debito di droga. «Risaliva al 2014, all’epoca io facevo uso di sostanze stupefacenti – aveva spiegato – ma poi ne sono uscito, sono stato in comunità per quattro anni e oggi sono pulito. Loro sono venuti a cercarmi dopo tutto quel tempo...».

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