Quando Thiesi era anche il paese dei carri in legno
di Daniela Deriu
Abili falegnami e imprenditori, i Chighine fecero fortuna nel mondo dei trasporti In piazza del Convento si producevano carrettones, carriole e tumbarellas
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THIESI. In pochi conoscono la storia di Sebatiano Chighine e dei figli Giovan Salvatore e Giovan Giacomo, che furono fra i primi imprenditori a scrivere una storia ben diversa da quella che solitamente viene in mente quando si parla del piccolo centro del Meilogu, Thiesi, noto per la produzione lattiero-casearia e nel commercio del pellame. I Chighine invece furono dei falegnami che fecero fortuna alla fine dell’Ottocento nel commercio dei carri, scrivendo una pagina di importante della storia del paese. Tanto che nei primi anni '90 gli amministratori decisero di dedicare ai Fratelli Chighine il tratto della strada provinciale che da Thiesi conduce a Bessude.
Sebastiano Chighine (noto in paese come Ghigu) nacque nel 1842 e morì nel settembre del 1929, dopo aver dedicato la sua vita a lavorare il legno per la realizzazione di carri e altri veicoli. La sua attività di falegname e carpentiere nella seconda metà del 1800, quando nell’isola si intensificò la richiesta di carri a buoi e carrettoni, si concentrò maggiormente sulla carpenteria. In quegli anni i thiesini commerciavano a piedi e con il cavallo e la vera svolta nel commercio dei carri arrivò dopo la costruzione delle due principali arterie: la Porto Torres -Cagliari e la Olbia-Alghero. Per raggiungere velocemente le località di vendita e anche per trasportare una maggiore quantità di merce i mercanti acquistarono un carrettone. Fu allora che Sebastiano, e i suoi figli, Giovan Salvatore (chiamato da tutti Bore) e Giovan Giacomo si specializzarono nella produzione di carri. Con grande fiuto ne costruirono diversi e, abbassando i costi, attirarono la clientela. Fu il primo passo verso il successo. Agli esordi la famiglia viveva in via Roma, mentre il lavoro veniva svolto in una casetta situata nel rione. Alla fine del secolo Sebastiano, dati i buoni risultati di vendita, decise di investire seriamente sull’attività: costruì così un palazzo di tre piani, sul lato destro della piazza del Convento, ed utilizzò gli ambienti del piano terra come laboratorio della falegnameria. In questa moderna officina aumentò la produzione grazie alla quale Ghigu, Giovan Giacomo e Bore avevano sempre a disposizione carri e “carrettones” pronti per la vendita.
Dopo circa 20 anni Sebastiano, ormai anziano, fece costruire una piccola fabbrica nella stessa via in prossimità del bivio di Bessude e Ittiri e decise di lasciare l’attività ai. Proprio in quell’occasione la ditta prese il nome di “Fratelli Chighine” e quelli furono gli anni di piena produzione. Sebastiano e Salvatore si aggiornavano continuamente in modo da produrre sempre in linea con le novità tecnologiche, andavano a visitare le mostre nazionali dove potevano acquistare le novità utili per l’attività e in breve tempo divennero noti in tutta l’isola, dove vendevano i loro prodotti: carri a buoi, carrettones, tumbarellas, carriole, carretti per asini e calessi. Questi ultimi si preparavano su richiesta in quanto venivano personalizzati in base alle necessità del cliente: famosi quelli eleganti con cappotta in pelle, con balestre, e molto veloci, tanto da essere considerati veicoli da ricchi. Fu l’avvento dei veicoli a motore a determinare il brusco arresto di una delle imprese più audaci di quegli anni. La concorrenza con le fabbriche automobilistiche si fece sentire soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale e la ditta si consumò lentamente sino alla chiusura avvenuta nei primi anni Sessanta.
Sebastiano Chighine (noto in paese come Ghigu) nacque nel 1842 e morì nel settembre del 1929, dopo aver dedicato la sua vita a lavorare il legno per la realizzazione di carri e altri veicoli. La sua attività di falegname e carpentiere nella seconda metà del 1800, quando nell’isola si intensificò la richiesta di carri a buoi e carrettoni, si concentrò maggiormente sulla carpenteria. In quegli anni i thiesini commerciavano a piedi e con il cavallo e la vera svolta nel commercio dei carri arrivò dopo la costruzione delle due principali arterie: la Porto Torres -Cagliari e la Olbia-Alghero. Per raggiungere velocemente le località di vendita e anche per trasportare una maggiore quantità di merce i mercanti acquistarono un carrettone. Fu allora che Sebastiano, e i suoi figli, Giovan Salvatore (chiamato da tutti Bore) e Giovan Giacomo si specializzarono nella produzione di carri. Con grande fiuto ne costruirono diversi e, abbassando i costi, attirarono la clientela. Fu il primo passo verso il successo. Agli esordi la famiglia viveva in via Roma, mentre il lavoro veniva svolto in una casetta situata nel rione. Alla fine del secolo Sebastiano, dati i buoni risultati di vendita, decise di investire seriamente sull’attività: costruì così un palazzo di tre piani, sul lato destro della piazza del Convento, ed utilizzò gli ambienti del piano terra come laboratorio della falegnameria. In questa moderna officina aumentò la produzione grazie alla quale Ghigu, Giovan Giacomo e Bore avevano sempre a disposizione carri e “carrettones” pronti per la vendita.
Dopo circa 20 anni Sebastiano, ormai anziano, fece costruire una piccola fabbrica nella stessa via in prossimità del bivio di Bessude e Ittiri e decise di lasciare l’attività ai. Proprio in quell’occasione la ditta prese il nome di “Fratelli Chighine” e quelli furono gli anni di piena produzione. Sebastiano e Salvatore si aggiornavano continuamente in modo da produrre sempre in linea con le novità tecnologiche, andavano a visitare le mostre nazionali dove potevano acquistare le novità utili per l’attività e in breve tempo divennero noti in tutta l’isola, dove vendevano i loro prodotti: carri a buoi, carrettones, tumbarellas, carriole, carretti per asini e calessi. Questi ultimi si preparavano su richiesta in quanto venivano personalizzati in base alle necessità del cliente: famosi quelli eleganti con cappotta in pelle, con balestre, e molto veloci, tanto da essere considerati veicoli da ricchi. Fu l’avvento dei veicoli a motore a determinare il brusco arresto di una delle imprese più audaci di quegli anni. La concorrenza con le fabbriche automobilistiche si fece sentire soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale e la ditta si consumò lentamente sino alla chiusura avvenuta nei primi anni Sessanta.
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