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Sassari, in clinica per un intervento: muore dopo quattro mesi

Il calvario di un imprenditore operato all’occhio per un’endoftalmite da candida. Il paziente 64enne è stato trasferito in 4 reparti fino al decesso avvenuto lunedì 


08 giugno 2022 di Nadia Cossu


SASSARI. Quattro mesi di angoscia. Iniziati con un intervento all’occhio che avrebbe dovuto risolversi senza troppi problemi e terminati con la morte, qualche giorno fa, in Clinica medica.

Hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Sassari la moglie e la figlia di Gianfranco Pinna, imprenditore sassarese di 64 anni, deceduto lo scorso 4 aprile nell’ospedale di viale San Pietro. Attraverso l’avvocato Sabina Useli cui si sono rivolti, chiedono alla magistratura di verificare se ci siano responsabilità a carico del personale sanitario dei vari reparti (ben quattro) nei quali il proprio caro è stato preso in cura in questo periodo. L’indagine è stata affidata ai carabinieri del Nas di Sassari che hanno già sequestrato la cartella clinica mentre il sostituto procuratore Paolo Piras ha ordinato che venga effettuata l’autopsia.

Il calvario comincia a fine gennaio quando Pinna va in Oculistica per un intervento di “ripulitura” dell’occhio sinistro, necessario in seguito a un’operazione chirurgica subita a giugno del 2021 per una “endoftalmite da candida albicans”. Al controllo ambulatoriale, il 3 febbraio del 2022, i medici sospettano che anche l’occhio destro sia stato colpito dalla stessa infezione e dispongono subito il ricovero in reparto.

L’11 febbraio, alle 19, il paziente viene trasferito nella Cardiochirurgia dell’Aou «in quanto – spiegano i familiari nella denuncia – si doveva valutare l’intervento chirurgico di rimozione della protesi sulla vena aortica dove, a seguito di una Tac, era stato rilevato il focolaio di candida nonché due grumi localizzati a livello cerebrale».

Da quel momento in poi è un susseguirsi di aggiornamenti sempre meno rassicuranti sullo stato di salute del loro caro. Il 12 febbraio la moglie dell’imprenditore va in ospedale: «In reparto – racconta nella querela – mi viene riferito che mio marito aveva avuto una poliembolia che aveva interessato una delle due gambe e la milza, il focolaio di candida nell’aorta non era più rilevabile mentre la situazione a livello cerebrale appariva invariata. Lui era in stato confusionale e aveva perso la vista. Il 17 febbraio vengo convocata in Cardiochirugia verso le 20.30 e mi viene comunicato che erano sorte delle complicanze a livello neurologico e quindi le condizioni di salute si erano aggravate». Dopo otto giorni un’altra brutta notizia: «Il 25 febbraio vengo informata che mio marito è positivo al covid e il 2 marzo viene trasferito in Malattie infettive dove rimane fino al primo aprile. La stessa sera viene portato in clinica medica senza che nessuno ci spieghi il motivo». Finalmente, il giorno successivo (ossia il 2 aprile) «io e mia figlia riusciamo a incontrarlo. Era molto dimagrito, sonnolente, con voce flebile, sempre non vedente ma riusciva a riconoscerci dalla voce, anche se persisteva uno stato confusionale». E aggiungono «una cosa molto importante: il 3 aprile una dottoressa ci riferiva che Gianfranco, nonostante il suo precario stato di salute, aveva firmato dei documenti che lei stessa gli aveva presentato. Noi ci siamo meravigliate, in quanto sapevamo della cecità e dello stato confusionale in cui versava. Alle 11.30 del 4 aprile venivamo contattate dal personale di Clinica medica che ci ha comunicato l’improvviso decesso del nostro caro».

Sono tanti, in questa triste storia, i risvolti che la Procura dovrà approfondire. «Vogliamo verità e giustizia – è l’appello dei familiari attraverso l’avvocato Useli – ma soprattutto vogliamo capire perché Gianfranco è morto».

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