«Sassari deve aprirsi ai turisti»
Il rettore dell'Università Gavino Mariotti, Antonio Arcadu e Nardo Marras intervengono nel dibattito
SASSARI. Più che continuare ad accapigliarsi sulla domanda se Sassari sia o no città turistica, il discorso va spostato su come Sassari possa essere turistica. Se per "città turistica" si intende una città che basa la propria economia sul turismo, è chiaro che siamo fuori strada e non certo perché il mare è lontano qualche chilometro o non ci sono i monumenti di Firenze o Roma. Se invece si pensa alla possibilità di attrarre in città dei flussi turistici, la prospettiva cambia e si può anche cominciare a discutere sul posizionamento all'interno del settore. Posto che anche qui la risposta è negativa nell'immediato, perché su questo versante (in particolare per quanto riguarda i servizi) Sassari è molto carente. Però le cose potrebbero cambiare e anche in tempi abbastanza brevi perché ci sono comunque le basi per portare avanti discorsi di un certo tipo.
Patrimonio da valorizzare. Il rettore dell'Università Gavino Mariotti è molto chiaro e lega molto il discorso a quello del recupero e della valorizzazione del centro storico: «Sassari deve essere una città turistica, ha tutte le carte in regola per esserlo - dice -. Ovviamente non siamo sul mare e non abbiamo nemmeno piste da sci, però abbiamo un patrimonio da valorizzare. Abbiamo chiese, musei, monumenti, niente da invidiare a quello che ho visto in tante città che mi è capitato di visitare. E continuo a dire che il nostro centro storico è unico. Dovremmo valorizzare queste bellezze, abbiamo l'esempio di Alghero dove, nel corso degli anni, ciascun sindaco ha fatto qualcosa per la parte antica della città che adesso è un gioiellino. E se valorizzi la parte storica, inviti i privati a intervenire a loro volta: aprendo attività o acquistando e ristrutturando le case. E poi non dimentichiamo che il mare, per quanto distante alcuni chilometri, c'è e va sfruttato».
Manca la promozione. «Non abbiamo un vero ufficio turistico e in giunta manca anche la figura dell'assessore al Turismo - aggiunge Antonio Arcadu, direttore per anni della scomparsa Azienda autonoma di soggiorno e turismo -. Lo dico senza alcun intento polemico, sia ben chiaro, però la città deve credere in se stessa invece che continuare a ripiegarsi. Ho lavorato dal 1965 al 2008 prima all'Ente provinciale per il turismo e poi all'Azienda autonoma, avevamo due uffici per il pubblico e c'era un grande traffico, solo Alghero ci batteva. Non ci mancano le attrazioni: partendo da Monte d'Accoddi, poi abbiamo un nuraghe e lo sanno in pochi, tante chiese, musei, una cinta muraria. Due anni di pandemia sono stati pesanti, credo sia arrivato il momento di riscoprire il nostro passato e magari trovare gente che lo racconti a chi non lo conosce».
Il nuovo turismo. «La Sardegna in questo momento sta facendo un grande sforzo per promuovere un'immagine turistica diversa, che duri dodici mesi - spiega Nardo Marras, che con la Fondazione Maria Carta attraversa spesso il Tirreno per iniziative promozionali -. Anche il modo di fare turismo sta cambiando e diventando esperienziale, le persone cominciano ad avere esigenze diverse. E Sassari, se valorizzata, da questo punto di vista ha molto da offrire. Monte d'Accoddi è un sito archeologico unico, il Museo Sanna è molto bello, abbiamo chiese, un centro storico che ha davveropochi eguali, due grandi eventi come la Cavalcata e i candelieri. Onestamente l'affermazione del presidente del consiglio comunale Maurilio Murru mi ha lasciato sconcertato, dobbiamo smettere di farci del male da soli».
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