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Sassari, testimonia il falso in difesa della moglie: condannato a 2 anni

di Nadia Cossu
Sassari, testimonia il falso in difesa della moglie: condannato a 2 anni

La donna, un’avvocatessa civilista, era finita sotto processo. Il marito, chiamato da lei a deporre in aula, aveva mentito

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SASSARI. Era stato chiamato a deporre come testimone in un processo civile nel quale era imputata sua moglie. Una moglie avvocatessa, per la precisione. Ed era stata proprio lei – che in quello stesso procedimento aveva scelto di autodifendersi – a citare il coniuge in aula perché raccontasse (e possibilmente chiarisse a suo favore) alcuni dettagli legati alla vicenda che l’avevano fatta finire davanti al giudice Cinzia Caleffi.

In quella circostanza – ossia durante la deposizione – si sarebbe consumato il reato di falsa testimonianza che è costato all’uomo prima il rinvio a giudizio, poi un processo penale e infine la condanna. Due giorni fa, infatti, il giudice Giulia Tronci ha inflitto due anni di reclusione all’imputato, difeso dall’avvocato Pietro Diaz. Parte civile nel processo era il proprietario di un noto ristorante di Alghero che era coinvolto, sempre come parte lesa, anche nel famoso procedimento civile contro l’avvocatessa. Una vicenda giudiziaria intricata che dalle aule della sezione civile del palazzo di giustizia di Sassari si è trasferita ben presto in quelle della sezione penale.

Per sbrogliare la matassa bisogna però fare un passo indietro. E cioè a quando l’avvocatessa e il suo compagno dell’epoca decidono di rilevare le quote societarie di un bar che si trova in una piazza di Alghero. Pagano circa 75mila euro al titolare (che è anche proprietario di un ristorante limitrofo) che conserva la carica di amministratore della società almeno nel periodo di avvio dell’attività. Ma col passare del tempo la professionista (che intanto si è lasciata anche con il compagno) si rende conto che le cose non vanno bene e, in accordo col ristoratore, decide di sciogliere l’accordo. Si danno appuntamento da un notaio di Alghero per formalizzare la restituzione delle quote. L’amministratore della società, a sua volta, consegna all’avvocatessa i soldi che aveva da lei ricevuto in precedenza. Improvvisamente, e senza un’apparente spiegazione, lei si allontana dallo studio con il nuovo compagno (poi diventato suo marito) prima che l’atto venga redatto. E così l’imprenditore algherese si ritrova senza più quote né denaro.

A quel punto parte la causa civile, il ristoratore si rivolge all’avvocato Salvatore Achenza con l’obiettivo di rientrare in possesso delle quote. Si va a processo, l’avvocatessa viene chiamata in giudizio dall’imprenditore. Davanti al giudice nega ogni circostanza, sostiene che in quell’incontro dal notaio sarebbe stata lei, anzi, ad aver portato del denaro con l’intenzione di acquisire anche l’amministrazione della società. E per sostenere la sua tesi chiama a testimoniare il marito. Lui conferma ogni cosa. Ma l’andamento del processo – e la sua conclusione definitiva – dimostrano che la ragione stava dalla parte del ristoratore.

Il coniuge avrebbe quindi detto il falso in aula e per questa ragione viene accusato di falsa testimonianza. Nel procedimento penale, assistito dall’avvocato Pietro Diaz che ne ha chiesto l’assoluzione, non riuscendo a dimostrare la propria innocenza è stato condannato a due anni di reclusione dal giudice Tronci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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