La vedova di Tonello Scanu: "Ho perso mio marito e ancora mi chiedo perché"
Il vigile del fuoco di Ossi folgorato nel 2020 durante un intervento a Nulvi
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SASSARI. La pioggia che batte forte sui vetri di casa e un telefono che continua a squillare a vuoto. «Strano» si è detta, senza però dare ancora troppo peso a una voce che non risponde, che continua a restare muta. «Ho pensato che fosse impegnato in qualche intervento, che mi avrebbe comunque richiamata. Poco dopo, invece, è arrivata mia cognata. Per avvisarmi». Poi il buio più totale. La sua mente ha cancellato tutto. Non ricorda quasi nulla dei momenti che le hanno stravolto la vita. «Ho giusto qualche flash: il maltempo, i vigili che fanno avanti e indietro, le lacrime dei suoi colleghi. Poi basta, non ricordo nient'altro». Katia Cortorillo è la moglie di Tonello Scanu, il vigile del fuoco di 54 anni che la mattina del 28 dicembre 2020, sotto una incessante pioggia che bagnava le campagne di Nulvi, morì folgorato da un cavo dell'alta tensione da 15mila volt. Per lui non ci fu niente da fare. Sul bordo della strada, quella mattina tra Natale e Capodanno, le lacrime bagnarono più della pioggia il volto disperato dei suoi colleghi in divisa. Tonello Scanu, di Ossi, lasciò così sua moglie Katia. E anche due figlie: Martina, che ha ora 22 anni, e Serena, che ne ha invece 12. L'unico a morire in servizio nella storia del comando dei vigili del fuoco di Sassari. «Spesso capita di chiedermi perché, ma ovviamente non esiste una risposta - dice Katia Cortorillo -. È successo. E perché proprio a lui? Perché sì, perché stava lavorando, perché stava facendo quello che doveva fare, il vigile del fuoco».Vita interrotta. Tonello Scanu, vigile coordinatore, stava per concludere il turno notturno. Sarebbe dovuto tornare a casa pochi minuti più tardi.
«Ogni mattina, quando faceva la notte, ci sentivamo al telefono verso le 7 - ricorda la moglie -. Quella volta mi stavo preparando per andare al lavoro. L'ho chiamato, ma non ha risposto». La vita di Tonello Scanu si era appena spenta. A causa del maltempo, un cavo dell'alta tensione si spezzò e in qualche modo, spinto dal vento, lo colpì. Con la sua squadra, Tonello Scanu era arrivato a Nulvi per mettere in sicurezza la strada Serra Lusei. Un intervento come tanti altri, ma che gli fu fatale. «Sono già passati sedici mesi - riflette Katia Cortorillo -. Il tempo sta scorrendo e non so neanche io come. Forse tra lavoro, figlie, case, pensieri. Sì, il tempo passa ma il dolore non se ne va. Ed è forte». La moglie di Scanu è stata colpita nel più profondo. E la festa dei lavoratori, quella del 1° Maggio, per lei è una giornata come tante altre. Da anni il dibattito ruota attorno alla strage delle morti bianche, ma lei preferisce quasi non pensarci. «Fu così anche l'anno scorso - confessa Katia Cortorillo -. È una giornata normale, non sto lì a soffermarmi, a pensare. Tendenzialmente faccio in modo di andare avanti, cercando di non trascinarmi dietro ogni volta troppa tristezza».Vigile per passione. La questione è molto comune tra chi indossa questa divisa. E così anche Tonello Scanu ha fatto il vigile del fuoco innanzitutto per passione. Era di Ossi, lo stesso paese che, pochi giorni fa, ha pianto Salvatore Piras, neanche 23 anni, anche lui morto mentre era al lavoro. «Mio marito, nella vita, ha fatto altri mestieri - racconta Katia Cortorillo -. Per esempio il carpentiere. Ma nel frattempo aveva fatto il militare e il discontinuo nei vigili del fuoco. Venne infine assunto nel 2004. Ci conoscemmo a Milano, io avevo una lavanderia proprio davanti alla caserma. Amava il suo lavoro. Il corpo dei vigili del fuoco era la sua vita, il suo modo di essere, un mestiere che lo rappresentava al meglio». Morto a 54 anni, Tonello Scanu non avrebbe dovuto attendere troppo tempo prima di andare in pensione. «Quanto la aspettavamo, la sua pensione - dice la moglie -. Volevamo goderci la vita, fare tante altre cose». Di Tonello Scanu restano ora i ricordi di chi gli voleva bene, della sua famiglia, dei suoi amici, dei suoi colleghi. E resta anche il nome scolpito in una roccia che si trova proprio dove, in una fredda mattina di dicembre alle porte di Nulvi, Scanu morì mentre svolgeva il suo lavoro. «Il suo nome e la sua foto sono lì, su una roccia - dice la moglie Katia -. Io e mio cognato, Gian Mario, abbiamo fortemente voluto quel luogo, per ricordarlo. Non una classica lapide, ma una roccia. Perché lui era esattamente così, una roccia».
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