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Sassari

Morì sotto il muletto: due indagati in azienda

Luca Fiori
Morì sotto il muletto: due indagati in azienda

L'incidente sul lavoro all'Ecocentro di Sassari in cui perse la vita Gianuario Derudas

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SASSARI. Il primo pomeriggio del 15 ottobre dello scorso anno Gianuario Derudas stava per finire il suo turno di lavoro all’ecocentro di Sassari e rientrare a casa dove lo aspettavano sua moglie e la sua bambina di dieci anni. Aveva solo 43 anni l’operaio specializzato della ditta “Ambiente Italia”, travolto e ucciso - all’ora di pranzo di quel giorno di quasi otto mesi fa - dal muletto con cui stava spostando un carico di rifiuti. Per quella tragedia sul lavoro sono finiti nel registro degli indagati da parte della Procura della Repubblica di Sassari Enrico Besta, 73 anni residente in Lombardia, e Stefano Moro, 44 anni, di Oniferi, rispettivamente responsabile e delegato nell’isola della ditta per cui Derudas lavorava a tempo indeterminato da circa un anno, dopo un lungo periodo di precariato.

Secondo il sostituto procuratore Paolo Piras, titolare dell’inchiesta per omicidio colposo, ci sarebbero state diverse negligenze all’interno della sede di lavoro di via Montello, a pochi metri dalla questura di Sassari, in cui l’operaio perse la vita. Negligenze legate proprio all’attrezzatura messa a disposizione degli operai. A Enrico Besta, difeso dall’avvocato Federica Usai Strusi, viene contestata nel capo d’imputazione l’omessa individuazione dei rischi «per aver messo a disposizione dei lavoratori un carrello elevatore a forche non adeguato al luogo di lavoro, poiché - ha scritto la Procura di Sassari - impiegato in presenza di pendenze del piazzale e delle rampe, in accoppiamento a un accessorio (pinze) non idoneo a svolgere il sollevamento di carichi pendenti, oltreché priva della necessaria cintura di sicurezza».

Quel giorno di ottobre Gianuario Derudas stava sostituendo sul muletto un collega in ferie. Forse a causa di un gradino o di un dislivello nel terreno, il mezzo meccanico aveva iniziato a sbandare e quando l’operaio aveva capito che stava per ribaltarsi, aveva tentato di mettersi in salvo abbandonando l’abitacolo con un salto, ma il mezzo meccanico si era rovesciato proprio dalla sua parte e lo aveva schiacciato senza dargli scampo. Alla tragedia avevano assistito i tre colleghi di lavoro che si trovavano con lui in turno dalle otto del mattino. Erano stati loro, ancora sotto choc, a dare l’allarme.

La Procura, che i giorni scorsi ha notificato ai due indagati l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, è convinta che ci sia stata una formazione non efficace dei lavoratori all’uso delle attrezzature all’interno dell’ecocentro di Sassari e in particolare al carrello elevatore. A Stefano Moro, difeso dall’avvocato Sabina Useli, viene contestata proprio l’omessa vigilanza sul corretto uso di macchinari. «Ossia – si legge nel capo d’imputazione – che il lavoratore utilizzasse la cintura durante la conduzione del carrello elevatore e che il carico fosse adeguatamente imbragato». «Attendiamo che la giustizia faccia il suo iter» è il brevissimo commento che i familiari dell’operaio sassarese hanno affidato all’avvocato Letizia Doppiu Anfossi, che li assisterà nel processo in cui si costi

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