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Sassari

Torres, Sassari innamorata della sua squadra del cuore

Antonello Palmas
Torres, Sassari innamorata della sua squadra del cuore

Dopo la vittoria dei playoff è riesploso l’entusiasmo intorno ai rossoblù

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SASSARI. Quando a vincere non è solo una squadra. I giocatori della Torres, anche quelli non sassaresi e nemmeno sardi, hanno capito da subito che indossare quella maglia ha un significato che va oltre l’aspetto sportivo. Se si chiedesse in giro all’uomo della strada cosa rappresenta maggiormente la città, che piaccia no, il nome della Torres verrebbe citato tra le primissime voci insieme alla Fontana di Rosello, a Piazza d’Italia, all’università (non necessariamente in quest’ordine). E se non lo avessero capito bene dopo aver sentito tra i saluti più diffusi “zi vidimmu alla Torres” anche tra chi allo stadio non ci è mai andato, dopo la grande festa del “Vanni Sanna” di mercoledì sera hanno ben chiaro il concetto. Quella sera non si è vinta alcuna coppa né si è ottenuta (ancora) una promozione, ma Sassari cammina a un metro da terra. E questo fa bene a una città che ha bisogno di osare, nella politica come nell’economia e nello sport.

Non è esagerato dire che la serata in cui il club sassarese ha travolto la forte Afragolese, vincendo il girone dei playoff che servono a creare una graduatoria in chiave ripescaggio in serie C, ha segnato uno spartiacque. Sorprendendo gli stessi giocatori, come il portiere di Ladispoli Alessio Salvato: «L’anno scorso ho avuto la fortuna di vincere il campionato di Serie D con il Monterosi – dice – ma qui è stata un’altra cosa. È vero, non abbiamo vinto il campionato anche se abbiamo una possibilità di essere ripescati, ma qui al “Vanni Sanna” è stata una cosa incredibile, un pubblico davvero da Serie A. E per quelli dell’Afragolese che pure sono forti deve essere stata davvero dura giocare in una situazione del genere. da parte nostra siamo già orgogliosi di aver riportato tanta gente allo stadio».

«L’entusiasmo di Sassari ha inciso tantissimo e non è solo un modi di dire, abbiamo sentito la spinta – commenta l’ala destra sassarese Giancarlo Lisai – siamo entrati in campo con una carica incredibile, crescita ulteriormente quando siamo andati in vantaggio, tanto che è arrivato subito il raddoppio. Loro ci avevano studiato bene, avevano preso le contromisure giuste e puntando sui lanci lunghi. Ma è andata come speravamo». E rivela di aver giocato imbottito di antidolorifici per non sentire le conseguenze della frattura alle costole riportata contro il Formia, così come già fatto con l’Arzachena e con l’Uri, in segreto. La voglia di esserci e contribuire al Rinascimento del calcio sassarese è più forte di ogni rischio.

Alessandro Frau, vice di mister Greco, ha già vissuto emozioni simili, in serie A e anche in maglia Torres: «Questa volta però le emozioni hanno accompagnato una vittoria – dice – e questo le rende speciali. Ero uscito contro Grosseto nei playoff per la promozione in Serie B e fu una delusione enorme. Questa volta invece è stato uno spettacolo dall’inizio alla fine, e abbiamo meritato di vincere dopo il bellissimo campionato che abbiamo fatto. Dall’inizio dell’anno qui a Sassari abbiamo costruito qualcosa di importante e questo è il risultato di tanto impegno». E confessa: «Quando vedi partite così la tentazione di entrare in campo è irresistibile». La Torresmania è ormai decollata e chissà che non trascini un territorio che sonnecchia da troppo tempo.

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