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L’anniversario

Ritorno all’Asinara 37 anni dopo: Borsellino, il viaggio del ricordo

Gianni Bazzoni

	Gianmaria Deriu e Manfredi Borsellino
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Gianmaria Deriu e Manfredi Borsellino

Il figlio Manfredi è tornato nei luoghi che nel 1985 accolsero il padre e Giovanni Falcone

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Porto Torres La prima volta 37 anni fa, era un ragazzino, aveva 13 anni. Un viaggio improvviso, un soggiorno imposto perchè in quell’estate del 1985 - era agosto come oggi - si doveva fare subito qualcosa per tutelare i giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, minacciati di morte dalla mafia mentre scrivevano l’ordinanza del primo vero maxi-processo a Cosa nostra. Non c’era tempo per pensare alle ripercussioni negative per i familiari. E poi era importante restare uniti, insieme.

Oggi Manfredi Borsellino, commissario della polizia di Stato, ha deciso di tornare all’Asinara e lo ha fatto nel trentennale della morte di suo padre e di quello “zio” acquisito che è stato Giovanni Falcone. È arrivato con il suo stile, in silenzio, per fare conoscere alla moglie e ai tre figli (il maschio che porta il nome del nonno Paolo, e le due ragazze) gli spazi che furono utilizzati dal nonno, da Falcone e da tutto il gruppo familiare. «Ma questa era la mia stanza, qui dormivo io. Il corridoio me lo ricordavo più lungo»: sono state le prime parole appena entrato nella foresteria, la casa rossa di Cala d’Oliva, oggi stazione del corpo forestale dell’Asinara e intitolata ai due giudici.

È il momento forse più emozionante della visita al Parco nazionale sede di ricordi mai rimossi e simbolo della lotta per i diritti e la legalità, così come avrebbero voluto Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Manfredi si muove come una persona che torna a casa dopo una lunga assenza, guarda, prova a immaginare i luoghi, i profumi, i colori di allora. E ritrova Gianmaria Deriu, ex ispettore della polizia penitenziaria e oggi collaboratore del Parco nazionale, un po’ il cuore e l’anima di un ambiente originale, perchè le bellezze ci sono anche da altre parti ma sono le storie, gli esempi e le vite - quelle che restano per sempre - che fanno la differenza. Va avanti il figlio di Paolo Borsellino, entra nella grande stanza dove si mangiava tutti insieme, esce sul terrazzo dove i due giudici amavano fumare e dove si spostavano per discutere di qualche fascicolo delicato.

Sorride Gianmaria Deriu, nasconde a fatica l’emozione per un incontro annunciato e che ha avuto bisogno dei suoi tempi per essere realizzato. «Ero fresco di corso sottufficiali – racconta – quando mi assegnarono a seguire i giudici e i loro familiari. Manfredi aveva 13 anni e l’esuberanza di un adolescente che voleva scoprire un luogo affascinante e misterioso come l’Asinara. Mi faceva domande a raffica, chiedeva di ogni cosa». È rimasto legato all’isola Manfredi, ma non aveva avuto finora la forza di tornare. Bisognava elaborare un percorso e il momento è arrivato in questi giorni. Insieme a Gianmaria Deriu hanno ripercorso i momenti di 37 anni fa, storie e aneddoti sul filo dei ricordi, episodi che hanno trasmesso commozione e regalato qualche sorriso. Il pensiero va alla dolcezza di mamma Agnese affacciata alla finestra sul mare e la sensibilità delle sorelle Fiammetta e Lucia. Alle pareti le foto, i lavori dei ragazzi, i pensieri (anche i suoi diventati patrimonio di tutti).

Fuori, dall’altra parte c’è quella targa con una delle frasi di suo padre: «Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola». La ammira con orgoglio. Si toglie gli occhiali, alza lo sguardo, spiega ai figli le immagini del piccolo museo dedicato al nonno e a Falcone: ci sono le foto del processo, il funerale del padre dove Manfredi si riconosce tra la folla, le emozioni scritte dai ragazzi della scuola Borgona di Porto Torres che avevano fatto una ricerca per Monumenti aperti. Poi il grande rammarico: non essere riuscito a riportare all’Asinara mamma Agnese perchè c’era una sorta di blocco emotivo che ha superato grazie alla moglie e ai figli. Infine la promessa: tornerà sull’isola e accompagnerà anche le due sorelle Lucia e Fiammetta. In fondo è anche casa loro.

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