Chiaramonti, archeologi medievisti alla scoperta della parrocchiale di San Matteo
Conclusa la campagna di analisi sui ruderi dell’antica chiesa
Chiaramonti Le antiche pietre rimaste a testimoniare un passato ancora da esplorare non finiscono di raccontare e di regalare nuove scoperte. Si è conclusa di recente una campagna di analisi, rilievo e documentazione dei ruderi della storica parrocchiale di San Matteo a Chiaramonti, sorta probabilmente sui resti del castello dei Doria alla fine del XV secolo. I lavori voluti dall’amministrazione comunale, che ha messo a disposizione le risorse economiche, coadiuvata dall’ufficio tecnico per la logistica, sono stati autorizzati dalla Soprintendenza di Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro con il coordinamento del funzionario archeologo Pina Corraine e del funzionario architetto Sergio Cappai, in convenzione con la cattedra di Archeologia medievale dell’Università di Sassari tenuta dal professor Marco Milanese, che ha messo a disposizione la strumentazione e il laboratorio di Archeologia medievale e postmedievale (Lamp).
Le operazioni sul campo sono state condotte da un’equipe di archeologi medievisti che hanno analizzato le strutture murarie e l’impianto della chiesa, effettuato un rilievo dettagliato della planimetria con modello 3D, messo a disposizione dell’amministrazione per la valorizzazione del monumento anche a fini turistici. Uno studio dei segni lapidari e degli elementi architettonici, inoltre, ha fornito informazioni sulla datazione della chiesa, messa a confronto con altri monumenti isolani, tra i primi la vicina chiesa di San Pantaleo a Martis. Con la partecipazione del gruppo Csus Archeospeleologia sostenibile di Genova è stato possibile pulire e documentare una cavità che si apre sulla sommità calcarea della collina a pochi metri dalla chiesa, interpretata primariamente come neviera.
I risultati dello studio hanno suggerito diversi spunti di riflessione sulle diverse fasi di utilizzo della chiesa che, in molti casi, hanno modificato e alterato l’aspetto e le funzioni dell’impianto originario, come l’uso di seppellire all’interno, non solo nelle cappelle laterali, ma anche nella navata centrale, che ha causato un importante dissesto del pavimento fatto di grandi lastre di calcare, in particolare in prossimità dell’altare.
Di notevole interesse è la presenza di una scalinata a chiocciola nel lato sud, in corrispondenza di un ingresso laterale all’edificio ricavato riducendo l’apertura di una cappella dopo la sua dismissione. Questa scala si poggia a un alto muro circolare che nei documenti ottocenteschi il canonico Angius definisce “torre”. Sono chiare le tracce di un ampliamento della lunghezza della navata in facciata e, come risultato da studi condotti dal soprintendente professor Bruno Billeci, vi furono modifiche anche nell’altezza della facciata a timpano. L’imponenza delle strutture murarie, la posizione elevata e decentrata rispetto al nucleo abitativo, l’intitolazione stessa a San Matteo, caro alla famiglia Doria, fanno ipotizzare che la chiesa sia sorta su quello che oggi viene ricordato come castello di Chiaramonti, probabilmente un fortino, costruito tra il 1348 e il 1350 con lo scopo di sorvegliare e vigilare sulla viabilità che da sud portava a Sassari durante la guerra tra Doria, Giudicato di Arborea e Regno d’Aragona. Il progetto appena concluso costituisce una prima indagine, cui seguirà una proposta di indagine stratigrafica.
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