La Nuova Sardegna

Sassari

L'inchiesta

Sassari, morto sul lavoro all’Ecocentro: a febbraio gli indagati dal Gup

Luca Fiori
Sassari, morto sul lavoro all’Ecocentro: a febbraio gli indagati dal Gup

Fissata l’udienza per due dirigenti della ditta “Ambiente Italia”

3 MINUTI DI LETTURA





Sassari Indagini chiuse da parte della Procura della Repubblica di Sassari e udienza preliminare fissata per la metà di febbraio del 2023. A poco più di un anno di distanza dalla tragedia qualcosa si muove nella vicenda giudiziaria scaturita dopo la morte di Gianuario Derudas, l’operaio morto a soli 43 anni all’interno dell’ecocentro di Sassari il 15 ottobre dello scorso anno.

Per quella morte sul lavoro erano finiti nel registro degli indagati Enrico Besta, 73 anni residente in Lombardia, e Stefano Moro, 44 anni, di Oniferi, (entrambi difesi dall’avvocato Massimo Pellicciotta del foro di Milano) rispettivamente responsabile e delegato nell’isola di “Ambiente Italia”, la ditta per cui Derudas lavorava a tempo indeterminato da circa un anno, dopo un lungo periodo di precariato.

Quel pomeriggio di ottobre del 2021 Gianuario stava per finire il suo turno di lavoro e rientrare a casa, dove lo aspettavano sua moglie e la sua bambina di dieci anni. L’operaio specializzato era stato travolto e ucciso dal muletto con cui stava spostando un carico di rifiuti. Secondo il sostituto procuratore Paolo Piras, titolare dell’inchiesta per omicidio colposo, ci sarebbero state diverse negligenze all’interno della sede di lavoro di via Montello, a pochi metri dalla questura di Sassari, in cui l’operaio perse la vita. Negligenze legate proprio all’attrezzatura messa a disposizione degli operai.

A Enrico Besta viene contestata nel capo d’imputazione l’omessa individuazione dei rischi «per aver messo a disposizione dei lavoratori un carrello elevatore a forche non adeguato al luogo di lavoro, poiché - ha scritto la Procura di Sassari - impiegato in presenza di pendenze del piazzale e delle rampe, in accoppiamento a un accessorio (pinze) non idoneo a svolgere il sollevamento di carichi pendenti, oltreché priva della necessaria cintura di sicurezza». Quel giorno di ottobre Gianuario Derudas stava sostituendo sul muletto un collega in ferie. Forse a causa di un gradino o di un dislivello nel terreno, il mezzo meccanico aveva iniziato a sbandare e quando l’operaio aveva capito che stava per ribaltarsi, aveva tentato di mettersi in salvo abbandonando l’abitacolo con un salto, ma il mezzo meccanico si era rovesciato proprio dalla sua parte e lo aveva schiacciato senza dargli scampo. Alla tragedia avevano assistito i tre colleghi di lavoro che si trovavano con lui in turno dalle otto del mattino. Erano stati loro, ancora sotto choc, a dare l’allarme. La Procura è convinta che ci sia stata una formazione non efficace dei lavoratori all’uso delle attrezzature all’interno dell’ecocentro di Sassari e in particolare al carrello elevatore. A Stefano Moro, viene contestata proprio l’omessa vigilanza sul corretto uso di macchinari. «Ossia – si legge nel capo d’imputazione – che il lavoratore utilizzasse la cintura durante la conduzione del carrello elevatore e che il carico fosse adeguatamente imbragato». «Attendiamo che la giustizia faccia il suo iter» era stato il brevissimo commento che i familiari dell’operaio sassarese avevano affidato all’avvocato Letizia Doppiu Anfossi, che li assisterà nel processo in cui si costituiranno parte civile.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative