La Nuova Sardegna

Sassari

Porto Torres

Tra storia e sicurezza, gli archeologi tornano vicino al ponte romano

di Gavino Masia
Tra storia e sicurezza, gli archeologi tornano vicino al ponte romano

L’obiettivo è completare la progettazione del Pit

2 MINUTI DI LETTURA





Porto Torres L’ufficio tecnico del Comune sta predisponendo gli atti per l’affidamento di ulteriori indagini archeologiche nelle aree della sponda destra del ponte romano. Si tratta della zona dove sono state messe a segno importanti scoperte di età romana, datate I secolo, ed è per questo motivo che la Soprintendenza vuole ancora scavare per verificare la presenza di ulteriori strutture antiche. Le nuove ricerche sono necessarie per completare la progettazione esecutiva del Pit fluviale, che risale a circa venti anni e che gode di un finanziamento regionale di 5 milioni e 229mila euro. La prossima indagine archeologica è utile anche nell’ottica di verificare il modello di funzionamento idraulico dell’intero sistema fluviale, dove tutte le informazioni raccolte verranno valutate e, eventualmente, inserite all’interno del progetto esecutivo del Pit, già in fase di redazione, prima di mandare finalmente in gara d’appalto gli interventi previsti.

Progetto Mira a ridisegnare e mettere in sicurezza le sponde del fiume, contribuendo alla valorizzazione della più imponente opera architettonica romana in Sardegna, il ponte romano. Nel progetto è previsto un sensibile abbassamento della quota sulla sponda orientale, finalizzato a consentire il deflusso delle acque in piena al lato del fiume e dello stesso ponte. Architetti e ingegneri idraulici hanno messo a punto una pianificazione che tende a ripristinare la sistemazione dell’area messa a punto dai romani già all’atto della costruzione del ponte.

Saggi I primi sono stati realizzati con il georadar nell’area circostante, ma si sono rivelati infruttuosi. Seguendo le indicazioni della Soprintendenza, le indagini si sono spostate a sud delle prime arcate del ponte, dove risultava un cumulo di blocchi e indizi della presenza di una possibile struttura, documentata da alcune foto d’archivio. In corrispondenza di questo saggio è emersa una struttura poderosa, realizzata su più livelli con grandi blocchi lavorati. Si tratta probabilmente della banchina fluviale, che non si esclude possa essere connessa al primo porto della colonia romana, raggiungibile dalle imbarcazioni attraverso le arcate del ponte e che doveva garantire un approdo riparato in immediata prossimità di uno degli accessi principali della città antica.

Scoperte I ritrovamenti finora effettuati rivestono grande importanza e sono quindi meritevoli di una più approfondita indagine. Il ripristino dei livelli definiti in epoca romana sembra dunque la chiave per la risoluzione delle problematiche idrogeologiche che affliggono l’area, e guiderà la progettazione della rimodulazione delle sponde fluviali nelle fasi esecutive. Ecco perché Comune e Soprintendenza hanno deciso di ampliare lo scavo per chiarire la connessione tra i due saggi. Ovvero la natura e la cronologia della grande struttura lineare messa in luce e il suo rapporto con il ponte, le mura e con l’accesso alla città antica.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative