La Nuova Sardegna

Sassari

La scoperta

Porto Torres, nella Domus dei mosaici marini ora spunta un’iscrizione cristiana

di Emanuele Fancellu
Porto Torres, nella Domus dei mosaici marini ora spunta un’iscrizione cristiana

Nella grande struttura forse anche un antico luogo di culto

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Porto Torres La notizia è sensazionale, di quelle capaci di contribuire a riscrivere la storia della Colonia Iulia Turris Libisonis. Il ritrovamento del frammento di un’iscrizione parte di un mosaico, recitante “Deo gratias qui praestitit”, traducibile come “grazie a Dio che ha provveduto”, evidentemente per avere esaudito una preghiera, prova l'utilizzo come luogo di culto cristiano, almeno per una certa porzione di vita dell'edificio, orientativamente nel IV secolo dopo Cristo, di un grande ambiente rettangolare riportato recentemente alla luce e parte di quella ancora oggi chiamata “Domus dei mosaici marini”.

Ancora oggi perché, come affermato da Gabriella Gasperetti, archeologa, responsabile del procedimento della campagna di scavo portata avanti per quasi un anno e finanziata dal Segretariato regionale del Ministero della cultura, «al momento di domus questo complesso non ha rivelato ancora nulla». La clamorosa novità ha fatto sobbalzare il pubblico presente nella sala dell'Antiquarium Turritano per la seconda conferenza del ciclo “Le mille e un museo”, organizzato dalla Direzione regionale Musei con l'Università di Sassari, a cura di Luana Toniolo e della professoressa Ruggeri. A manifestare entusiasmo e stupore anche l’epigrafista ed ex rettore Attilio Mastino, l’archeologo Franco Giuliano Rolando Campus e il docente universitario Alessandro Teatini. Durante il convegno anche le relazioni dell'archeologa Alessandra La Fragola e della funzionaria restauratrice conservatrice Alessandra Carrieri.

La conferenza è stata aperta da Gabriella Gasperetti, la quale ha spiegato come lo scavo abbia rivelato la presenza di tre piani di un complesso caratterizzato da diverse fasi di vita. Alla prima, quella originaria, sono riconducibili differenti ambienti per i quali è stata riconosciuta una funzione termale: si tratterebbe quindi di un nuovo, grande complesso, la cui presenza sarebbe pienamente giustificata per una città portuale come Turris Libisonis, frequentata da genti provenienti dall'intero Mediterraneo, o in alternativa di ambienti termali di una domus patrizia privata dalle dimensioni sbalorditive. La costruzione, nella quale in alcuni vani sono stati rinvenuti pavimenti mosaicati, avrebbe poi visto, almeno per alcuni di essi, un utilizzo differente come quello di luogo di culto cristiano «che ha subito una damnatio memoriae totale, radicale nel momento in cui è stato obliterato dall'uso tardo come ambiente di macellazione, di cottura, di vendita», come sostiene Gasperetti. Tra gli altri ritrovamenti un forno, sepolture e canalizzazioni.
 

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