Sorso, i Cappuccini: «Aiutateci a salvare Noli me tollere»
Questua dei frati per restaurare la chiesa
Sorso «Ripariamo la casa di Maria, che è casa nostra, è casa tua”. È con questo slogan che i frati cappuccini di Sorso lanciano un Sos per salvare il santuario di Noli me tollere. L’hanno chiamata la “Questua delle pietre” e sostanzialmente è una raccolta fondi per restaurare la chiesta della madonna venerata nel centro della Romangia e non solo.
I lavori di manutenzione sono abbastanza complicati, e si sono resi necessari a causa di un crollo avvenuto nella copertura dell’edificio di culto. Il santuario di Noli me tollere, però, non è un semplice immobile. C’è infatti da fare i conti anche col valore storico della struttura (è del Seicento) circostanza che complica le fasi dell’intervento. Tra l’altro le infiltrazioni di acqua vanno avanti da parecchio e hanno danneggiato le decorazioni pittoriche (risalgono al 1936) che caratterizzano la volta della chiesa amata dai sorsensi. Anche per questo motivo il problema già da tempo è arrivato anche sulle scrivanie dell’amministrazione comunale, che da circa un anno si è messo al lavoro per trovare una soluzione. In prima linea l’ex consigliere regionale Antonello Peru, che qualche mese prima della sospensione dalla carica, dettata dalla legge Severino, alla fine dello scorso anno si era adoperato per inserire – e rivendicare – un emendamento nella legge Omnibus 2021 da 250mila euro.
Fondi grazie ai quali l’amministrazione guidata dal sindaco Fabrizio Demelas, ha inserito l’opera “salva Noli me tollere” nel piano triennale delle opere pubbliche e il 18 novembre scorso, dopo aver ricevuto il via libera alla convenzione di finanziamento da Cagliari, ha approvato il progetto di fattibilità tecnica ed economica dei lavori di rifacimento della copertura della chiesa. Ora però emerge che i fondi “portati” da Peru sono preziosi ma purtroppo non sufficienti a risolvere le criticità che si sono presentate nel santuario. «Per il restauro – scrivono gli stessi frati cappuccini – abbiamo raccolto tante offerte grazie alla generosità dei fedeli, dei benefattori e di tanti che, anche da lontano, ci hanno inviato “la loro pietra”. Dobbiamo ringraziare anche il Comune, la Regione e chi, nel silenzio, si è impegnato perché potessimo ricevere anche quei finanziamenti. Purtroppo il lavoro da compiersi non è semplice: si tratta di un’operazione sia strutturale, sia artistica. Per questo servono ancora un po’ di fondi». Per questo motivo, i frati chiedono un aiuto con un versamento sul conto del comitato (Iban IT88L 01015 85070 000070750063) o rivolgendosi direttamente in sacrestia.
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