Ombre antiche e morti ammazzati: ecco il viaggio nella Sassari criminale del passato
Il nuovo tour di Quiteria nei luoghi dove si sono consumati vecchi delitti
Sassari Il buio della sera è spezzato dalla luce fioca dei lampioni. Fa freddo, l’aria è umida, le ombre si proiettano oscure sulle pareti scrostate delle case diroccate. Le passeggiate culturali adesso virano sul genere crime. In marcia per rievocare i demoni urbani che hanno fatto scorrere fiumi di sangue lungo i vicoli di pietra del centro storico. Come vicino a Palazzo Ducale, dove una giovane donna ammazzò il suo vecchio fidanzato con accanto una sposa che però non era lei.
Oppure come nella parte più alta di via Mercato, dove un uomo venne preso, ucciso e squartato e i suoi pezzi disseminati lungo le antiche mura. Ieri sera la passeggiata Sassari criminale è stata come un tuffo nelle tenebre di una città che ha tante storie da raccontare, anche le più brutte. L’associazione culturale Quiteria, animata da un gruppo di appassionati di storia cittadina, ha così accompagnato decine di persone alla scoperta del lato più oscuro della Sassari di una volta. Quindici tappe nel centro storico proprio in quegli angoli dove, dal medioevo ai primi del Novecento, molta gente finì morta ammazzata.
Sassari criminale Da qualche anno l’associazione Quiteria sta dando un grande impulso al percorso di riscoperta della storia e della cultura cittadina, tra rievocazioni e passeggiate con spiegazione anche nel cimitero monumentale. Ieri l’ultima iniziativa, tutta dedicata agli omicidi più efferati che sconvolsero i sassaresi di qualche tempo fa. Dopo lunghe ricerche tra libri, scritti di Enrico Costa e cronache ingiallite, Laura Lanza, Fabrizio Vanali, Maria Rita Piras e Cristina Marche hanno dato vita a un tour che ha lasciato di stucco i partecipanti. Davanti a una casa di via Roma, per esempio, è stata raccontata la storia di Ellen Giles, una giovane donna americana trovata nel 1914 con un proiettile nel cuore. In piazza Castello, invece, la storia di Quiteria, la ragazzina che dà anche il nome all’associazione. Figlia dell’ultimo marchese di Oristano Leonardo Alagon, fu uccisa nell’antico casello insieme alla sorella e a due fratelli dopo la battaglia di Macomer, nella seconda metà del Quattrocento. In via Luzzatti, invece, l’uccisione di Minnia Quesada, nel 1854. E poi ancora inquisizione, streghe, faide, omicidi nei giorni di carnevale. Davanti a una porticina di via Mercato una delle storie più terrificanti che risale al 1835. «Qui un povero stacciaio – racconta Laura Lanza – fu ingannato da alcune persone e venne quindi portato nella zona di Sant’Apollinnare, dove, in un magazzino, fu ucciso per pochi soldi. Il suo corpo venne fatto a pezzi». Maria Rita Piras aggiunge: «Fu uno squartamento, i vari pezzi vennero messi dentro alcune ceste e abbandonati lungo le mura. Una l’hanno trovata a porta Sant’Antonio».
Storia da scoprire Raccontare la storia delle persone, attraverso le passeggiate e le rievocazioni, è un modo per far riscoprire il passato della città in modo semplice e coinvolgente. «Noi siamo appassionati – spiega Laura Lanza –. Ognuno di noi mette del suo e lo facciamo perché la storia va conosciuta. È importare ricordare ciò che siamo stati, è la conoscenza a darci consapevolezza». Per strada, poi, è ancora più bello. «Fare due passi, in particolare nel centro storico, ci fa riappropriare di un patrimonio che è di tutti noi» sottolinea invece Maria Rita Piras.
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