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Giovani e legalità

Sassari, violenza e cyberbullismo: «In città dati allarmanti»

di Dario Budroni
Sassari, violenza e cyberbullismo: «In città dati allarmanti»

La polizia locale nelle scuole per sensibilizzare gli studenti. Il 63% assiste a episodi di prepotenza. Il racconto di una madre

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Sassari La voce che trema risuona straziante nella sala del comando. Gli studenti ascoltano in silenzio, qualcuno si commuove, poi tutti in piedi come per stringerla in un grande abbraccio. Emanuela racconta la storia di suo figlio Mattia, morto suicida a 15 anni, e le sue parole dimostrano che i numeri appena messi in fila dalle agenti non sono fredde percentuali che riempiono le slide di un proiettore. Il 63% degli studenti sassaresi racconta di aver assistito a episodi di prepotenza e il 18,4% confida anche di averli subiti: il bullismo è un fenomeno che può distruggere le esistenze e per questo la polizia locale è entrata direttamente in classe. Ha parlato con i ragazzi e le ragazze e ha portato avanti per mesi una campagna di legalità che si è concentrata non solo su bullismo e cyberbullismo ma anche su violenza di genere e revenge porn. Il risultato è una lunga serie di riflessioni, dibattiti e cortometraggi di sensibilizzazione realizzati dagli stessi ragazzi. Ma non solo: attraverso un questionario sono anche emersi dati piuttosto allarmanti che la dicono lunga sulla portata di questi fenomeni tra gli adolescenti. Numeri che sono balzati verso l’alto soprattutto durante l’era Covid. «La pandemia ha rappresentato una fase drammatica della vita degli adolescenti – spiega il comandante della polizia locale Gianni Serra –. Tutte le relazioni si sono ridotte a uno schermo di un computer oppure di un telefonino. Un contenitore di emozioni virtuali che ha portato a una visione distorta della realtà e della comunicazione in particolare per quanto riguarda il riconoscimento dell’altro e il peso da dare alle parole e ai pensieri».

A scuola La campagna della polizia locale è stata intitolata #iononcondivido con un chiaro riferimento al reato di revenge porn, cioè la condivisione senza il consenso di foto o video sessualmente espliciti. Iniziata a marzo, la campagna ha coinvolto più di duemila giovani di dodici istituti superiori cittadini e si è basata su oltre 50 incontri a scuola, più quelli nelle piazze e nei centri commerciali. Ieri, nella sede del comando in via Carlo Felice, si è tenuto l’incontro finale durante il quale sono state tirate le somme del progetto e sono stati anche presentati i dati dei questionari rivolti alle studentesse e agli studenti. Ad aprire l’incontro, moderato dal giornalista Gianni Garrucciu, è stato il sindaco Nanni Campus, che ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto dalla polizia locale. Presente anche Luciano Garofano, ex comandante dei Ris di Parma, che si è rivolto agli studenti incentrando il suo intervento in particolare su bullismo e cyberbullismo. «Attenzione quando veicoliamo le parole e i contenuti – ha detto Garofano –. Perché dall’altra parte ci sono persone che possono comprendere le nostre parole in una modalità completamente diversa. Dall’altra parte ci può essere una persona molto più fragile e sensibile». Il momento più toccante è stato l’intervento di Emanuela, la mamma di Mattia, un ragazzino di soli 15 anni del sud Sardegna che si è tolto la vita pochi mesi fa dopo anni di bullismo e di mancate comprensioni da parte degli adulti e della scuola. Ai suoi genitori, ha raccontato la mamma, ha lasciato scritto: «Vivo, da quando avevo 6 anni, in un incubo incontrollato perdendo sempre di più la voglia di vivere».

I numeri I dati dipingono un quadro drammatico. Nell’isola le chiamate al 1522, che è il numero anti-violenza, sono passate dalle 496 del 2019 alle 789 del 2021. Altrettanto drammatici i numeri che riguardano gli studenti sassaresi e che sono emersi grazie al questionario studiato dalle coordinatrici del progetto della polizia locale, le agenti Federica Carta e Serena Fattacciu. Alla domanda se nella propria scuola ci sia qualcuno con atteggiamenti arroganti e violenti, il 42,8% risponde sì. Offese, minacce, insulti e prese in giro avvengono soprattutto durante le lezioni e la ricreazione, senza troppe distinzioni tra maschi e femmine. Inoltre risulta che gli adulti non siano sempre pronti a intervenire in difesa delle vittime. Il 38,8% ha raccontato di essere a conoscenza della circolazione di foto e video denigratori e il 5,9% ha ammesso di averli condivisi e il 17,5% non risponde. L’11% ritiene che sia normale leggere i messaggi nel telefono della propria fidanzata e l’11,5% dice che non sia normale ma lo accetta ugualmente. Il 4,8% ritiene normale spintonare la fidanzata durante una discussione, per poi scusarsi, mentre per l’8% non è normale ma lo accetta lo stesso.

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