La Nuova Sardegna

Sassari

Il blitz

«L’Olocausto accadrà davvero»: arrestato a Porto Torres neonazista russo

di Nadia Cossu
«L’Olocausto accadrà davvero»: arrestato a Porto Torres neonazista russo

Inviava mail minacciose a tutte le comunità ebraiche. Gli agenti della Digos nella casa hanno trovato esplosivi fatti con chiodi e bulloni

31 marzo 2023
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Sassari “L’Olocausto è una bugia, ma accadrà”. Era questo l’oggetto della mail inviata a comunità ebraiche di tutta Italia (e in particolare di Milano, Napoli, Torino, Genova, Ancona, Merano, Livorno, Ferrara, Casale Monferrato, Modena e Reggio Emilia) dal sedicente Andrey Lamakin. Un cittadino russo che, in coda al testo, riportava persino il suo indirizzo di residenza: Porto Torres, oltre al nome della via e al numero civico. “Vi do il mio indirizzo perché possiate venire voi stessi da me o mandare giù le vostre pedine per essere scuoiate come maiali. Vi suggerisco di venire armati”.

E qualcuno, armato, ci è andato davvero in quella casa di Porto Torres: gli uomini della Digos di Sassari al comando del dirigente Felice Di Donato, insieme al personale del compartimento di polizia postale Sardegna di Cagliari. A distanza di pochi giorni dalla perquisizione disposta dal sostituto procuratore Beatrice Giovannetti, l’uomo è stato arrestato all’aeroporto di Alghero mentre stava per imbarcarsi sul volo diretto a Barcellona.

Le accuse a suo carico sono pesanti: fabbricazione e detenzione di esplosivi e propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa. Durante il controllo dell’abitazione in cui viveva la polizia ha sequestrato alcuni contenitori in plastica, in precedenza utilizzati per conservare alimenti, che contenevano della polvere nera «più altre sostanze che – come hanno spiegato gli investigatori – già in prima battuta sono state ritenute potenziali precursori di esplosivi».

Sostanze, cioè, che combinate fra loro potevano essere usate per la fabbricazione illegale di esplosivo. La certezza sulla loro natura è stata raggiunta grazie agli accertamenti tecnici eseguiti dagli artificieri Iedd in servizio all’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura di Cagliari. Nominati come consulenti tecnici della Procura, hanno appurato «un’elevata potenzialità offensiva del materiale sequestrato che sarebbe stato in grado di provocare un’esplosione con rilevante effetto distruttivo».

Il riferimento è in particolare a un tubo metallico trovato nella casa di Porto Torres che avrebbe potuto attivare esplosioni anche con la proiezione di chiodi e bulloni con conseguenze letali. Tra gli oggetti ritenuti rilevanti e perciò sottoposti a sequestro anche telefoni cellulari, tablet, pc, hard disk e pen-drive, nonché agende, block notes, quaderni e fogli vari. «Ogni ebreo, donne e bambini compresi, sarà ammazzato sul posto – scriveva Lamakin nelle mail – senza odio o tortura, ma per semplice necessità di porre fine alle vostre attività distruttive. Non dovete discutere, non più. È arrivato il punto in cui dobbiamo semplicemente uccidervi, tutti, in ogni posto del pianeta dove possiate nascondervi. Ci laveremo le mani con il sangue ebraico».

Dopo la perquisizione dell’appartamento il russo era stato allontanato dal proprietario e da allora i suoi movimenti sono stati tenuti costantemente sotto controllo dalla Digos, particolarmente attenta verso presenze considerate “anomale” nel territorio, anche se regolari.

Al momento sono in corso indagini approfondite – sempre in stretto raccordo con il Servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo interno della Direzione centrale polizia di prevenzione/Ucigos – per capire perché l’uomo si trovasse in Sardegna e quali fossero gli eventuali obiettivi da colpire. Una cosa è certa, il cittadino russo andava bloccato. Il pericolo di fuga ha giustificato la misura del fermo e Lamakin è stato accompagnato nel carcere sassarese di Bancali a disposizione del magistrato.

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