Porto Torres, al posto della piscina un rudere popolato dai topi e dagli insetti
Il terreno di via Bazzoni è ancora abbandonato
Porto Torres I terreni dove è stato realizzato la struttura che doveva ospitare una piscina, in un’area demaniale comunale, sono rientrati in possesso del Comune il 27 gennaio 2016. A distanza di sette anni, però, la stessa costruzione invasa da erbacce e insetti pericolosi tiene ancora in ostaggio gli abitanti del quartiere Oleandro e della altre abitazioni vicine.
Una delegazione di tecnici comunali aveva effettuato un sopralluogo nella costruzione di via Bazzoni nel 2016, rilevando che a distanza di 12 anni dalla concessione edilizia (2004) i lavori previsti non erano stati mai portati a termine. «Le opere realizzate sono in stato di totale abbandono da diversi anni – era stato scritto nel verbale di consegna delle aree comunali –, con pregiudizio per le stesse e con grave danno all’immagine del territorio. La mancata realizzazione delle opere ha vanificato l’interesse pubblico che ha portato alla concessione, in considerazione della mancata fruizione da parte della collettività di Porto Torres della piscina comunale e degli altri impianti sportivi e dei servizi connessi». La società che aveva iniziato a costruire l’impianto, l’Oleandro, non era d’accordo nel risolvere bonariamente la vertenza con la consegna delle aree e delle opere nello stato di fatto in cui si trovavano. Aveva quindi chiesto il pagamento delle opere realizzate attraverso una somma di 409mila euro. L’unica novità emersa dopo questi anni è il rientro in possesso delle aree al Comune, compreso il grande rudere fatiscente tra le vie Bazzoni e Figari. L’allora investimento aveva generato solo una costruzione allo stato grezzo. Il classico buco nell’acqua su un terreno dove soprattutto d’estate trovano rifugio ratti e insetti. Una situazione igienico-ambientale preoccupante, insomma, in un’area di proprietà del Comune su cui gli amministratori devono decidere una volta per tutte la sua futura destinazione. La soluzione più logica sarebbe la demolizione del rudere e non certo il completamento di una costruzione non proprio al passo coi tempi.
L’esigenza di una piscina è stata annunciata diverse volte durante alcune iniziative. Una convenzione tra pubblico e privato potrebbe essere la soluzione. «La situazione impiantistica sarda attualmente è drammatica – commenta il presidente del comitato sardo della Federazione italiana nuoto, Danilo Russu –. Ci sono tanti impianti di oltre 40-50 anni di vecchie concezioni, non idonei alle nuove norme e non adatti all’accoglienza del pubblico. Oggi, in Sardegna, gli impianti che possono ospitare il pubblico sono solo due, l’impianto di Terramaini di Cagliari e l’impianto di Oristano. Serve un piano di ristrutturazione e il coinvolgimento del privato nella fase di progettazione e gestione. Inutile dire che in un’isola gli sport natatori debbano essere importanti, ma siamo ancora indietro rispetto al nord Italia. Nuotare è fondamentale per una popolazione e dev’essere un’opportunità per tutti».
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