Morto per aneurisma a Sassari, i consulenti scagionano i nove medici imputati
Gli specialisti nominati dalla difesa: «Nessun ritardo nell’operazione»
Sassari Rispetto assoluto delle raccomandazioni e delle linee guida imposte dalla società italiana di chirurgia vascolare, così come del protocollo Stato-Regioni. Dove in sintesi è stabilito che, di fronte a stati di aneurisma superiore a 5,5 centimetri in soggetti asintomatici, l’intervento va eseguito in elezione (programmato, non urgente) entro 30 giorni.
Tutto questo per dire che i nove medici di Chirurgia vascolare della Aou finiti a processo con l’accusa di omicidio colposo in seguito alla morte (nel 2018) del paziente di 73 anni Carlo Dessole, secondo i consulenti della difesa avrebbero agito nella massima correttezza. Sia per quanto riguarda la tempistica sia per ciò che attiene la programmazione e l’esecuzione dell’intervento.
«Non ci fu alcun ritardo nell’operazione – ha ribadito con forza Alberto Porcu, direttore del Dipartimento chirurgico che raccoglie più unità operative complesse e un curriculum di spessore che lo ha visto operare in diversi Paesi del mondo – Semmai il contrario. I medici di guardia hanno raggiunto a tempo di record l’ospedale, è stata eseguita la Tac e il paziente è stato immediatamente trasferito in barella, dagli stessi medici, da un padiglione (quello dove era stata eseguita la Tac ndc) all’altro (dove c’è la sala operatoria ndc). Il tabulato dell’anestesia dimostra chiaramente che, dal momento della diagnosi di aneurisma rotto, passò solo mezz’ora prima dell’inizio dell’intervento». A tal proposito Porcu ha spiegato che in casi come questo (sempre secondo le raccomandazioni) «l’algoritmo dà un’ora di tempo per l’avvio dell’operazione e invece loro riuscirono a cominciare in trenta minuti. E ci si permette – ha aggiunto il consulente – di accusare che ci siano state inerzie. È assurdo, sono stati velocissimi».
Secondo il sostituto procuratore Paolo Piras – e secondo i suoi consulenti – ci fu invece da parte dei medici «un atteggiamento troppo attendistico». Per la sopravvivenza del paziente, in sostanza, sarebbe stato importante un intervento tempestivo, vista la situazione di emergenza che il 5 marzo del 2018 ne aveva richiesto il ricovero urgente. Altro punto, quest’ultimo, al quale hanno replicato sia Porcu che il collega Stefano Camparini, direttore dell’Unità operativa complessa dell’ospedale Brotzu di Cagliari, anche lui consulente della difesa. «Ricovero urgente non equivale a intervento urgente. La prima dicitura è necessaria per poter ricoverare un paziente che non è in lista d’attesa ma non ha niente a che fare con l’urgenza dell’intervento». Un aspetto che i due medici hanno tenuto a precisare con forza: «Il paziente Dessole era tenuto sotto osservazione – ha aggiunto Porcu – con un intervento correttamente programmato in elezione per il 13 marzo. È diventato un intervento non solo urgente ma emergente la domenica 11. E a quel punto furono chiamate tutte le reperibilità che in tempi velocissimi fecero ciò che era necessario».
I consulenti hanno spiegato come autorevoli pubblicazioni scientifiche dicano chiaramente che c’è una differenza nei risultati tra gli interventi in elezione e quelli eseguiti in urgenza: «E siccome noi medici dobbiamo sempre pensare alla migliore pratica clinica, programmiamo l’intervento che ci dà i migliori risultati. Esattamente quello che fecero i colleghi». A ottobre saranno sentiti i primi testi citati dai legali della difesa Sebastiano Chironi, Carlo Pinna Parpaglia, Gianluigi Poddighe, Luigi Esposito, Salvatore (Toto) Porcu, Ivano Iai, Francesco Porcu, Guido Da Tome, Amedeo Mandras e Filippo Orecchioni. I familiari della vittima si sono costituiti parti civili con gli avvocati Mario Pittalis e Andrea Russo.
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