Cancello chiuso e nessun visitatore: la domus de janas di Li Punti è abbandonata
Dettori (Europa Verde): «La giunta spieghi almeno il perché»
Sassari In un cartello ormai sbiadito si legge che i cani non possono entrare. Ma il problema è che neanche gli uomini possono oltrepassare la vecchia staccionata per fare un giro nelle antiche tombe scavate nella roccia. Da anni la domus de janas di Montalè, nel quartiere di Li Punti, si trova in totale stato di abbandono. Il cancello è chiuso e dei visitatori non si vede neanche l’ombra. Per questo Marco Dettori, consigliere comunale di minoranza del gruppo Europa Verde, torna a rivolgersi alla giunta Campus. «Ricevo tante segnalazioni, soprattutto da parte dei cittadini di Li Punti – dice Dettori –. Non si riesce a capire il motivo della chiusura del sito archeologico. Eppure stiamo parlando di un monumento di interesse internazionale che meriterebbe dunque di essere valorizzato. Questo, invece, purtroppo non accade».
Sito chiuso Mentre in Sardegna si lavora per far riconoscere le domus de janas come patrimonio Unesco, l’antico sito di Montalè, risalente al 3300 avanti Cristo e scoperto casualmente nel 1982, da qualche anno è abbandonato a se stesso. Inserita nella rete museale Thàmus, la domus di Li Punti, ampia e ricca di decorazioni, in passato accoglieva però i visitatori. «Nelle brochure di Thàmus appare ancora come sito visitabile – spiega Marco Dettori –. Solo che non c’è modo di capire come accedere alla domus. Ho saputo che alcune persone hanno telefonato per chiedere informazioni e si sono sentite rispondere che al momento le visite non sono possibili. Vogliamo capire perché. Ho presentato diverse segnalazioni, anche in consiglio comunale. Una volta mi è stato risposto che il sito sarebbe stato riaperto nel giro di poco tempo. Poi è arrivato il Covid e, per via degli spazi stretti, non se n’è più fatto nulla. Ma adesso la pandemia è stata superata e sarebbe dunque il caso di tornare ad accogliere i visitatori. L’ultima volta, in consiglio comunale, non ho ricevuto alcuna risposta dalla assessora alla Cultura. Mi ha risposto l’assessore all’Ambiente, Antonello Sassu, che ha annunciato uno sfalcio dell’erba, poi avvenuto. Dopo più niente, è calato il silenzio. Non dico che la domus debba essere aperta ogni giorno, ma almeno qualche ora a settimana. A volte basta davvero poco».
Discorso generale Marco Dettori si riferisce alla domus di Li Punti, dove nelle vicinanze, tra l’altro, si trovano altre antiche tombe. Ma il suo diventa presto un discorso più generale. «Non c’è grande attenzione nei confronti del patrimonio storico e culturale di Sassari – dice il consigliere comunale di Europa Verde –. Basti pensare a come si presentava la Fontana di Rosello il 14 agosto, il giorno della Faradda. Nell’acqua c’era la melma. Non proprio un bel vedere nel giorno più importante per la città». Sono comunque diversi i siti archeologici abbandonati, molti dei quali, negli anni, mai interessati da progetti di recupero, tutela e valorizzazione. Nella zona industriale di Predda Niedda c’è per esempio il nuraghe di Li Luzzani e, sempre a Li Punti, all’interno di un antico uliveto, resistono allo scorrere dei secoli i ruderi di due chiese romaniche del Tredicesimo secolo. «Abbiamo un grande patrimonio che attende di essere valorizzato – conclude Dettori –. E se i siti ricadono all’interno di terreni privati, si può sempre trovare un accordo con i proprietari».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
