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La storia

I moti del pane a Sassari: i luoghi della rivolta

di Dario Budroni
I moti del pane a Sassari: i luoghi della rivolta

La minuscola sede in un vicolo del centro e il pastificio oggi diventato una salumeria

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Sassari La porta è piccola, impolverata, stretta tra due massicce mura di mattoni di tufo. L’uomo che guidò il più grande partito comunista occidentale, e che ai piedi di una monolitica statua di Lenin trovò il coraggio di dire ai sovietici che la democrazia è in realtà un’altra cosa, percorse i primi metri di una intera militanza dedicata al socialismo proprio qui. Nel cuore del centro storico sassarese: sul lastricato di via San Sisto, e tra le fredde pareti del civico numero 4, ottanta anni fa tornarono a prendere aria le stoffe rosse di un partito risorto dopo due decenni di clandestinità.

È nello stretto e antico vicolo che si trovava infatti la sede di fortuna dei giovani comunisti sassaresi. Alla loro testa il ventiduenne Enrico Berlinguer, pronto a far capire che, se la gente ha fame, l’unica soluzione è quella di andare a prendersi il pane. Schierarsi dalla parte della rabbia popolare, insomma, con la piccola sede di via San Sisto che fece un po’ da start.

La scintilla teorica dei moti che per due giorni avrebbero scombussolato Sassari e anche innescato definitivamente un percorso politico mai uscito dai binari. Nel corso di una tribuna politica, 38 anni più tardi, Enrico Berlinguer confessò: «Io conservo i miei ideali di allora».

Il circolo di via San Sisto, a parte le mura, oggi naturalmente non esiste più. Presto lasciata dai giovani, per un breve periodo la piccola sede fu la casa dei “grandi” del Partito comunista italiano. È uno dei tanti luoghi della memoria che sopravvive solo nei saggi, nelle cronache dei tempi e in qualche ricordo che si fa sempre più sbiadito. Così come gli altri luoghi che hanno fatto da sfondo ai moti del pane del gennaio 1944.

Difficile localizzare la collocazione di tutti i forni, dei panifici e dei magazzini di una Sassari in tempo di guerra. È sicuro però che il pastificio Arru-Fadda, preso d’assalto dalle donne il 13 gennaio di ottanta anni fa, si trovava in via Capo d’Oro, la parallela di via Turritana. È un luogo in cui, ancora oggi, mettono piede tanti sassaresi. È infatti in questi spazi che si trova la storica bottega di Adelaide Sassu, che dà il nome al negozietto dove si vendono salumi, pane, formaggi, dolci e altre prelibatezze. Sono addirittura ancora presenti alcuni scaffali di legno che dovrebbero risalire al periodo dell’assalto.

Poco lontano, invece, all’incrocio tra via Turritana e via Università, ci sono le quattro cantonate. Un luogo di passaggio dove, appena caduto il fascismo, Enrico Berlinguer, insieme ad alcuni compagni, appese una targa con falce e martello. Tornando invece alla rivolta del pane, il 13 gennaio la folla si concentrò ai giardini pubblici, oggi zona centralissima e capolinea dei bus, e tra le varie tappe piazza Santa Caterina, dove oggi si affaccia la pinacoteca nazionale, e il mercato civico, trovato vuoto dai manifestanti, vicino alla fontana di Rosello. Chiuso e sostituito da una nuova struttura, lo storico mercato è ora al centro di un intervento di riqualificazione. 

L’ex palazzo della Gil, dove si stabilì la Commissione alleata a cui un corteo guidato da Berlinguer chiese la distribuzione di zucchero, pane e pasta, è ancora al suo posto: all’angolo tra via Asproni e corso Cossiga, con tutta la sua architettura in stile ventennio fascista. Uno scontro tra manifestanti e carabinieri si consumò poi, nel centro storico, all’angolo tra via Rosello e corso Vittorio Emanuele, a due passi dalla sede di San Sisto. Un altro, invece, più su nella piccola piazza Cavallino de Honestis, accanto alla caserma della Brigata Sassari. Invece la caserma dei carabinieri dove Berlinguer venne rinchiuso, prima di essere trasferito a San Sebastiano, si trovava in via Carmelo. Per ironia della sorte, la caserma portava il nome di un suo avo: il militare Gerolamo Berlinguer.

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