La Nuova Sardegna

Sassari

La sentenza

Tentò di uccidere i genitori nel sonno, condannato in appello a 12 anni

di Nadia Cossu
Tentò di uccidere i genitori nel sonno, condannato in appello a 12 anni

Confermato il verdetto di primo grado per Alberto Picci. Il padre, colpito insieme alla moglie con una fiocina, era morto dopo 8 mesi di agonia. La Procura ha chiesto un nuovo processo per omicidio

18 gennaio 2024
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Sassari. Solo due giorni fa il pubblico ministero Angelo Beccu ha chiesto al gup il rinvio a giudizio di Alberto Picci per l’omicidio del padre Giuseppe, di 68 anni. Gli accertamenti medico legali hanno infatti stabilito il nesso di causalità tra il decesso dell’uomo e l’aggressione subita per mano del figlio di 47 anni.

Il 27 aprile del 2022 aveva colpito il padre con una fiocina mentre, insieme alla moglie Maria Giovanna Drago (di 67 anni), dormiva nella camera da letto in una villetta a Santa Maria Coghinas. Lei era sopravvissuta, lui era morto dopo otto mesi di agonia.

Ieri mattina, invece, i giudici della corte d’appello di Sassari hanno confermato la condanna di primo grado per l’ipotesi d’accusa iniziale, ossia il tentato omicidio dei genitori. Dodici anni di reclusione – è il verdetto della corte – più tre da trascorrere in una Rems (struttura sanitaria di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi) quando avrà espiato la pena.

Il 47enne (difeso dall’avvocato Tania Decortes) aveva sparato con un fucile da pesca contro il padre e poi lo aveva anche accoltellato al volto, prima di colpire la madre alla testa con delle forbici da pesca. Dopo alcuni giorni in coma farmacologico la donna aveva iniziato a riprendersi e a respirare autonomamente, in seguito anche il marito si era risvegliato e pareva rispondere alle cure dei medici. Ma dopo otto mesi si era arreso.

Era stato il pm Beccu, all’indomani della sentenza di primo grado, a spiegare che sarebbe stato necessario attendere gli esiti degli accertamenti medico legali prima di procedere con un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario. Accertamenti finalizzati a stabilire se esistesse o meno un nesso di causalità tra la morte di Giuseppe Picci e le ferite riportate quella notte in seguito alla violenta aggressione subìta per mano del figlio. E la conferma è arrivata.

Da qui, la richiesta di un secondo processo stavolta per un reato ben più pesante: omicidio volontario. Ora spetterà al giudice dell’udienza preliminare decidere su questa richiesta della Procura.

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