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Sassari

La sentenza

Non diffamarono la collega su whatsapp, assolti quattro agronomi a Sassari

di Nadia Cossu
Non diffamarono la collega su whatsapp, assolti quattro agronomi a Sassari

A denunciare gli imputati era stata la presidente dell’ordine che si era sentita offesa da alcuni commenti. La difesa: “Erano conversazioni in un gruppo chiuso e riservato”

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Sassari Una cosa è certa: le elezioni del 2017 per il rinnovo del consiglio dell’ordine dei dottori agronomi e forestali di Sassari devono esser state particolarmente “movimentate”. Lo si può facilmente intuire dai due procedimenti penali per diffamazione che ne sono scaturiti. Entrambi, però, si sono conclusi con altrettante sentenze di assoluzione per gli imputati.

L’ultimo in ordine di tempo – nei confronti di quattro agronomi – è terminato alcuni giorni fa. Il giudice Paolo Bulla, accogliendo le richieste degli avvocati difensori Maurizio Serra, Virginia Cuccuru, Monica Macciotta e Carlo De Cesaro, ha infatti ritenuto che in quelle conversazioni nate su un gruppo privato whatsapp in vista delle elezioni non ci fossero elementi denigratori nei confronti dell’allora presidente dell’ordine. La stessa che, presentando una denuncia, aveva fatto finire i colleghi in tribunale per diffamazione.

Alcune frasi in particolare, per il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu che aveva firmato il decreto di citazione a giudizio, per l’accusa avrebbero invece offeso la reputazione e il prestigio della persona offesa. “Sta mestando nel torbido”, scriveva uno, “è evidente la natura intimidatoria del suo pressing” aggiungeva un altro. Per arrivare anche a frasi che in qualche modo avrebbero toccato una sfera più personale: “lavandaia con la quale parlare solo al lavatoio” è un’altra frase attribuita a uno degli imputati.

Ma per la Procura, in quella stessa conversazione, ci sarebbe stato anche il tentativo di ostacolare o comunque disturbare le operazioni di voto: “È necessario fare pressing sui votanti e sui componenti del seggio per indurli in errore” scrivevano. E ancora: “Non possiamo lasciare la nostra nave in mano a skettiniani conduttori”, “vorrei tanto avere un incontro ravvicinato con la presidentissima”. Durante l’istruttoria dibattimentale sarebbe però emersa la non volontà di offendere la reputazione della presidente.

Gli avvocati difensori – sulla stessa linea utilizzata in un precedente procedimento nato nell’ambito della stessa chat whatsapp – hanno sostenuto che si trattava di commenti scritti in una chat chiusa, quindi uno strumento riservato di comunicazione, e attinenti la legittima critica politica emersa nell’ambito di una controversia elettorale in corso. Frasi a volte inopportune e considerazioni forse eccessivamente disinvolte che sarebbero maturate in un clima acceso per via delle imminenti elezioni. Ma, sempre secondo la difesa, i toni utilizzati in quella chat, ristretta a poche persone, erano assolutamente goliardici e privi di qualunque finalità denigratoria.

Il giudice Paolo Bulla ha condiviso la tesi degli avvocati ma è stato anche lo stesso pubblico ministero Ilaria Achenza a chiedere l’assoluzione dei quattro agronomi al termine della sua discussione. Bisognerà però attendere le motivazioni della sentenza per capire quali argomentazioni in particolare hanno convinto il giudice a scagionare gli imputati.

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