La Nuova Sardegna

Sassari

Il fallimento

La Divina Provvidenza di Sassari tra un mese chiude: 43 anziani senza più la “casa”

di Giovanni Bua
casa riposo anziani piazza di sant' agostino
casa riposo anziani piazza di sant' agostino

Gli ospiti, alcuni da decenni, costretti al trasferimento in altre strutture. Venti operatori perderanno il lavoro nell’assordante silenzio della politica

08 febbraio 2024
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Sassari È un triste epilogo quello che attende la Casa della Divina Provvidenza, fondata da padre Manzella all’inizio del secolo scorso insieme alla Congregazione delle Dame della Carità di Vincenzo de Paoli. Dopo anni di alti e bassi e diversi tentativi di salvataggio il fallimento è ufficiale, decretato, dal giudice nel dicembre scorso. E i tre mesi accordati di esercizio provvisorio scadranno il 26 marzo, giorno in cui i portoni della palazzina di piazza Sant’Agostino chiuderanno per sempre.

E, accanto al dolore per un pezzo di storia della città che scompare, c’è una preoccupazione molto più urgente, che sale di giorno in giorno nel totale silenzio di tutti: quella di venti lavoratori, tra Oss e ausiliari, che perderanno il lavoro. E quella dei quarantatre anziani, alcuni ospiti da decenni della Casa, che dovranno trovare una nuova sistemazione.

La sentenza è il punto di arrivo di un procedimento avviato nell’ottobre del 2021 da alcuni creditori per una cifra totale di poco superiore ai 40mila euro, ma in mezzo a questo ci sono anche tanti stipendi arretrati vantati anche da diversi dipendenti che nel frattempo sono andati in pensione. Alla fine la cifra complessiva pendente non superava il mezzo milione di euro, ma negli anni non si è mai arrivati a una soluzione concordata tra le parti. Anche perché, nelle more del procedimento, sono scomparsi i contributi per una cifra complessiva che si diceva potesse arrivare a quattro milioni, che la Regione ha definanziato ufficialmente a novembre.

Ed è finita su un binario morto la manifestazione d’interesse per rilevare e rilanciare la struttura fatta dal Dg dell’Asl Flavio Sensi, di fatto mai “messa su carta”. «Tutte ipotesi – attacca il segretario della Csa, Giovanni Piras – che non si sono mai tradotte in un documento, una delibera, un’ipotesi realmente concreta da presentare sul tavolo del giudice, che alla fine ha dovuto prendere atto della mancanza di qualsiasi piano di rilancio e negare l’ammissione a un concordato preventivo. Paghiamo la fallimentare, questa sì, gestione commissariale. E lo faranno i dipendenti e gli ospiti della Casa, molti dei quali non hanno la possibilità di cercare alternative che si possono permettere».

Il problema non è da poco. Molti degli anziani presenti, oltre a dovere superare il trauma di un trasferimento da quella che per loro da tantissimo tempo è semplicemente “casa”, corrispondono rette che non sarebbero in grado di garantirgli una sistemazione in altre strutture private.

«Non possono fare altro che attendere di sapere quale sarà il loro futuro – attacca la consigliera regionale M5s Desirè Manca –. Di sapere quale soluzione alternativa sia prevista, dove alloggeranno tra un mese, chi si prenderà cura di loro. Al dramma sociale si somma quello occupazionale, anche questo rimasto inascoltato, perché venti lavoratori del Nord Ovest Sardegna fra un mese resteranno a casa. Chi si farà carico di queste persone? Che fine faranno questi lavoratori che si sono sacrificati per anni, anche in condizioni difficili, prestando attenzione alle esigenze degli ospiti con passione? Per ora la politica, a tutti i livelli, comunale e regionale, tace e resta nel silenzio assoluto».

E proprio dalla politica, comunale, potrebbe arrivare, almeno per gli ospiti residenti a Sassari, una soluzione. Palazzo Ducale infatti sta tenendo un profilo bassissimo, ma sembrerebbe pronta a garantire un certo numero di posti, per chi ha i requisiti di residenza e reddito, a Casa Serena. La faccenda è delicata, perché la struttura di via Pasubio ha un nuovo gestore: la Seriana 2000. E nell’appalto è previsto un taglio di posti, con conseguente riduzione del personale. Con l’arrivo di parte degli anziani della Casa della Divina Provvidenza questi tagli potrebbero, almeno in parte rientrare.

Resta l’enorme rammarico per un pezzo di storia cittadina che scompare, e per l’ennesima struttura che aveva tutte le potenzialità per salvarsi e che invece è finita inghiottita tra errori, rivalse personali e promesse mancate, nel più totale e disarmante silenzio.

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