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Sassari

Il processo

Denunciò i vicini per minacce e lesioni ma era tutta un’invenzione, 66enne di Ossi condannato per calunnia

di Nadia Cossu
Denunciò i vicini per minacce e lesioni ma era tutta un’invenzione, 66enne di Ossi condannato per calunnia

All’imputato inflitto un anno di reclusione. Aveva raccontato il falso ai carabinieri in seguito a screzi legati a lavori sul muro di confine

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Ossi Si era presentato alla caserma dei carabinieri di Ossi e aveva sporto denuncia contro i vicini di casa: «Mi hanno minacciato e poi colpito con un pezzo di ferro alla gamba sinistra». Di quell’aggressione – in seguito alla quale a suo dire avrebbe riportato lesioni – nulla risultava però in un certificato medico. Perché proprio non esisteva alcuna certificazione che lo attestasse.

Quando i due vicini erano stati contattati dai carabinieri che chiedevano loro spiegazioni su come fossero andate le cose, sbalorditi avevano immediatamente presentato una controdenuncia per calunnia: «Ha inventato tutto». E il processo che si è concluso ieri mattina davanti al giudice Paolo Bulla ha di fatto confermato questa versione. Tanto che l’imputato, un 66enne residente nel paese (difeso dall’avvocato Marco Manca), è stato condannato a un anno di reclusione, con pena sospesa e risarcimento alle persone offese che si erano costituite parti civili con l’avvocato Carlo Foddai.

Tutto aveva avuto origine quando la famiglia (parte lesa nel processo) aveva deciso di sostituire la rete divisoria al confine tra le proprietà con un muro in mattoni. Tutto a proprie spese e nella propria pertinenza. Il 66enne imputato, a quanto pare, non era però d’accordo e, quasi come una sorta di vendetta, li aveva denunciati ai carabinieri per minacce gravi. In particolare aveva raccontato che i vicini gli avrebbero detto: «Ti stacco la testa con la mola» e poi lo avrebbero ferito al polpaccio.

In caserma aveva addirittura portato il perno di una cerniera per finestra indicandolo come il “corpo contundente” che avrebbero usato per colpirlo. Oggetto che però era saltato fuori solo due giorni dopo il presunto episodio e che i carabinieri, intervenuti nell’immediatezza, non avevano visto. Così come non avevano visto la ferita al polpaccio.

In aula è stato citato un testimone chiave, ossia l’operaio che doveva eseguire i lavori. L’uomo ha dichiarato al giudice di esser stato presente per tutto il tempo e di non aver mai sentito proferire dalle persone offese alcuna minaccia nei confronti del 66enne. Al termine del dibattimento è arrivata la sentenza di condanna per calunnia.

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