Il sindaco di Sassari Nanni Campus: «Divina Provvidenza, la soluzione tocca alla Regione»
Il primo cittadino parla in consiglio comunale: «Basta ordini perentori e inapplicabili»
Sassari «Il Comune è perfettamente in grado di prendersi cura di tutti gli ospiti della Divina Provvidenza, e potrebbe farsi carico anche degli operatori. Per fare questo però serve un accordo, un finanziamento, un patto, almeno un cenno da parte dell’ente responsabile della struttura: la Regione. E serve che tutti gli attori che hanno un ruolo marcino nella stessa direzione per trovare una soluzione, senza proclami o ultimatum che finiscono per essere inapplicabili».
Rompe gli indugi il sindaco Nanni Campus, e cristallizza le parole già dette a mezza bocca a familiari e operatori della Casa nell’ufficialità dell’aula del consiglio comunale. L’occasione è l’interrogazione presentata da Carla Fundoni, e firmata da tutto il centro sinistra, sul drammatico presente e sulle prospettive future della casa fondata da padre Manzella, fallita a dicembre, dove i 14 ospiti rimasti (dei 42 iniziali) e una ventina di operatori aspettando di conoscere il loro destino, tra trasferimenti in corso (12 sono già stati accolti a Casa Serena, altri si sono trasferiti in altre strutture del territorio) intimazioni allo sgombero del curatore fallimentare (l’ultima scadeva l’altro ieri, corredata da minaccia di denuncia penale), non agibilità dei locali e procedure di licenziamento collettivo che camminano.
E, a confermare che quella in atto è una partita a scacchi tra istituzioni, con anziani e operatori ridotti ad essere impotenti spettatori, sono proprio le parole di Campus. Che tra le righe (ma nemmeno tanto) manda una serie di messaggi molto chiari. «Speriamo che l’insediamento della nuova giunta regionale porti una nuova sensibilità in assessorato e nella direzione dei servizi», ad esempio, chiaramente rivolta al dirigente che ha affondato il finanziamento destinato alla Casa, causandone di fatto il fallimento. E ancora: «Se invece di mandare ordini perentori e prescrizioni assolute quanto inapplicabili si remasse tutti nella stessa direzione si troverebbe una soluzione», recapitato in questo caso al tribunale fallimentare che invece che prorogare l’esercizio provvisorio lo ha addirittura revocato, causando gli scomposti tentativi di sgombero del curatore. E infine: «Mai gli ospiti in questi mesi sono stati in pericolo. E la mancata agibilità non è certo un problema che si è manifestato in questi giorni», facendo intendere che la giustificazione che si vorrebbe dare all’urgenza di sgombrare non regge, anche perché la stessa Casa Serena, che sta aprendo le porte agli anziani, ha problemi di agibilità, in via di soluzione.
Il Comune insomma c’è. E, come ricorda il neo assessore ai Servizi Sociali Alivesi: «È l’unico che c’è sempre stato. Ci aspettiamo che tutti facciano la loro parte, a iniziare dalla Regione. Altri 21 anziani aspettano una sistemazione a Sassari, e non hanno nemmeno la fortuna di essere alla Divina Provvidenza. Come Servizi Sociali ci prenderemo cura di tutti. Ma con l’aiuto di tutti».
Serve una carta insomma, un patto, un finanziamento. Che dica che il Comune deve accogliere tutti gli ospiti restanti della Casa, e magari anche parte del personale. E serve che tutti si alzino dal tavolo da gioco e inizino a trovare insieme la soluzione migliore. Il Comune c’è, e il segnale è arrivato forte. Come chiara è la replica della neoeletta consigliera regionale Carla Fundoni, che ringrazia il sindaco e assicura che andrà a Cagliari per tutelare il diritto alla salute della sua città e del suo territorio.
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