La Nuova Sardegna

Sassari

L’inchiesta

Sassari, edema e arresto cardiaco dopo l’intervento: tre chirurghi prosciolti dal gip

di Luca Fiori
Sassari, edema e arresto cardiaco dopo l’intervento: tre chirurghi prosciolti dal gip

Un 78enne di Oristano era morto nella Clinica chirurgica dell’Aou nel 2020 il giorno successivo all’operazione in cui aveva riportato una lesione intestinale

06 maggio 2024
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Sassari La tragedia si era verificata il giorno dopo un intervento eseguito a novembre del 2020 - in piena pandemia - nella Clinica chirurgica dell’Aou di Sassari, «per l’asportazione in elezione dell’adenocarcinoma della giunzione sigma-retto, un tumore del colon con cui un 78enne di Oristano stava combattendo da tempo.

Il paziente, operato dall’equipe di chirurghi del professor Alberto Porcu, era morto poco prima dell’ora di cena del 21 novembre di quattro anni fa, in seguito a un improvviso aggravarsi del quadro clinico per una lesione intestinale, che aveva portato al decesso dell’uomo per un edema polmonare e un arresto cardiaco.

La famiglia aveva presentato un esposto in Procura, attraverso l’avvocato Roberto Salaris, e il sostituto procuratore Enrica Angioni aveva iscritto nel registro degli indagati - con l’ipotesi di omicidio colposo - il direttore della Clinica chirurgica Alberto Porcu e due componenti della sua equipe, i chirurghi Alessandro Fancellu e Gianquirico Piana. Ieri mattina per tutti e tre i medici è arrivata - dopo tre anni e mezzo - l’archiviazione disposta dal giudice delle indagini preliminari Giuseppe Grotteria, dopo l’opposizione dei legali della famiglia del 78enne alla richiesta di archiviazione del pm.

Era stata la stessa Procura infatti, in seguito agli accertamenti medico legali di consulenti e periti, a chiedere il proscioglimento dei tre chirurghi. Secondo la decisione di ieri mattina del gip nessuno dei tre fu responsabile della morte del paziente. «Nulla da eccepire - aveva scritto il pm Enrica Angioni nella richiesta di archiviazione - hanno avuto i consulenti per quanto riguarda la tecnica in ragione del tipo di tumore e della sua localizzazione. Ed è del tutto evidente - aveva aggiunto la pm - che non vi siano state condotte omissive o commissive gravate da responsabilità neppure nella gestione post operatoria del paziente».

Nell’esposto era stato evidenziato che l’intervento era stato rimandato due volte. Ma nella memoria difensiva presentata dai legali dei tre chirurghi era stato spiegato che il ritardo era dovuto alla carenza di disponibilità ematica del centro trasfusionale e della contemporanea gestione di infezioni di covid. Il collegio difensivo dei tre chirurghi, composto dall’avvocato Gianluigi Mastio, Antonio Meloni, Salvatore Porcu, Stefano Porcu e Valentina Porcu, attraverso le perizie dei consulenti aveva spiegato che le complicanze non potevano essere legate all’operato dei tre professionisti. «La perizia necroscopica - ha scritto il gip nel dispositivo - attribuisce la causa primaria dello scompenso metabolico e circolatorio che è sfociato nell’arresto cardiaco alla insufficienza renale post-intervento, riconosciuta e trattata dai sanitari e restia al trattamento farmacologico. Anche l’origine della lesione intestinale - ha specificato il gip dopo aver letto le risultanze peritali - non può essere ricondotta ai medici che rispettarono le linee guida, considerando anche la complessità dell’intervento».

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