Sassari, più vita e meno auto nel futuro di piazza Università
Premiati i vincitori del concorso di idee promosso dall’Ateneo turritano: nessuno vuole più i parcheggi
Sassari Uno spazio da vivere e non da utilizzare come punto d’appoggio per parcheggiare. La riqualificazione di piazza Università, uno dei temi più dibattuti all’interno del discorso sul rilancio del centro storico, è stata al centro di un concorso di idee promosso dall’Università di Sassari per i suoi studenti, attraverso un bando predisposto dal Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica (Dadu) e dall’Ufficio orientamento e servizi aglio studenti, finanziato tramite i fondi del 5X1000. Ieri mattina in aula magna si è svolta la premiazione dei vincitori, alla presenza del rettore Gavino Mariotti, del sindaco Giuseppe Mascia e del direttore del Dadu Emilio Turco. A vincere sono stati Greta Cabras e Riccardo Cubeddu con il progetto “Simbiosi urbane”; il secondo premio è andato a Matteo Fusaro per il progetto “Piazza Culleziu”; al terzo posto Gaia Ferrario, Fabio Auci e Giulio Pinto con “Turritanae”. Progetti che, nelle loro differenze, sono tutti uniti da un comune denominatore: restituire alla città uno spazio dedicato alla vita comune.
Via le auto «Non sono di Sassari ma vivo qui da tanti anni – ha detto Emilio Turco –, mi sento adottato. Piazza Università è una delle porte d’ingresso, vedere questa porta utilizzata come parcheggio, credetemi, non è dignitoso». Una piazza pedonale è l’idea che il rettore Gavino Mariotti ha portato avanti sin dal suo insediamento, anche per coordinare i lavori portati avanti dall’Ateneo e che, volenti o nolenti, trasformeranno il modo di vivere della piazza: «Stiamo per trasferire 550 amministrativi nel palazzo adiacente la sede centrale – ha detto – e la segreteria studenti. A breve si concluderanno i lavori del corpo centrale, che hanno portato a scoperte sorprendenti come quelle di una parte di mura risalenti a 200 anni prima del perimetro che tutti conosciamo, e poi abbiamo un finanziamento regionale ottenuto dalla precedente amministrazione che ci ha concesso 8 milioni di euro per rifare gli ex Bagni popolari di via Arborea e realizzare una foresteria per i nostri docenti. Riqualificare la piazza ha un senso in questa direzione, per valorizzare il complesso e poi anche per dare alla città uno spazio importante. Questo concorso di idee si inserisce nel solco dei lavori che da 20 anni a questa parte l’Università svolge negli edifici di sua proprietà. Non tutti sono al centro storico, ma la sede centrale lo è e va fatto un ragionamento ben preciso».
Intenti e contesto Il sindaco Giuseppe Mascia ha ribadito la volontà dell’amministrazione comunale di procedere in questo senso e le numerose interlocuzioni già avviate, ma ha anche voluto inserire il tema in un contesto più ampio: «Non penso ci sia mai stato un sindaco contrario a un progetto di questo genere – ha detto –, bisogna però chiedersi perché piazza Università è stata trasformata in un “garage diffuso”, termine utilizzato dal progetto vincitore che mi piace moltissimo. è successo che Sassari si è trasformata con il progressivo decentramento delle attività commerciali e ha anche preso una fisionomia ben definita quando è stata posata la ferrovia in quel punto: si è creato un sistema che ha assorbito attività e traffico e la città ha dovuto riadattarsi». «Sassari ha anche un sistema di piazze molto bello e invidiabile – ha aggiunto –, il problema è riuscire a metterle in collegamento tra loro. Così come bisogna pensare a quello che c’è attorno, per esempio a via Università, a come è diventata nel tempo. Anticipo che stiamo pensando a una serie di interventi mirati a far rifiorire le attività in tre direttrici: una è il corso Vittorio Emanuele II, una è via Turritana, la terza è proprio via Università. Perché certi interventi hanno un senso se la zona viene popolata, se c’è un passaggio di gente».
I problemi Può sembrare facile dire che si cancellano in un attimo quelli che sembrano pochi parcheggi, ma il sindaco ha ricordato il complicato rapporto con la Saba: «La convenzione risale a una ventina di anni fa – ha ricordato –,e l’amministrazione comunale è in debito con la società che gestisce i parcheggi. Significa che per spostare questi 40 posti bisogna fare un ragionamento più complesso, anche in funzione di ciò che c’è attorno».
