Per i giudici è una psicoterapeuta, ma l’Ordine non la lascia lavorare nonostante le sentenze
Giovanna Niola di Nulvi non riesce a ottenere il riconoscimento dei titoli esteri: «È frustrante, ho le competenze, ho studiato, ho esperienza ma non posso lavorare»
Sassari È una storia di burocrazia, sentenze e un paradosso tutto italiano, quella di Giovanna Niola, psicoterapeuta originaria di Nulvi, e un lungo periodo trascorso lontano dal paesino dell’Aglona, dove di recente è rientrata. Dopo dieci anni in Inghilterra, dove ha costruito la carriera professionale, oggi in Italia Giovanna non può fare il suo lavoro.
E non per mancanza di titoli: quelli sono stati pienamente riconosciuti dal ministero della Salute già nel 2023. A impedirle di lavorare - secondo lei - è l’Ordine degli Psicologi, che continua a negarle l’iscrizione, nonostante una sentenza del Consiglio di Stato e una del Tribunale di Cagliari abbiano riconosciuto i suoi diritti. La vicenda comincia nel 2011, quando Giovanna Niola, laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche all’Università di Cagliari, si trasferisce nel Regno Unito.
In Inghilterra intraprende un solido percorso accademico post-laurea, conseguendo tre titoli specialistici in ambito psicologico-clinico. Parallelamente, lavora per sei anni come psicoterapeuta abilitata nel sistema sanitario britannico (Nhs), ricoprendo ruoli di responsabilità e ottenendo l’accreditamento come Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale dalla “British Association for Behavioural & Cognitive Psychotherapies” (Babcp). Nel 2021 Giovanna avvia la procedura di riconoscimento dei titoli professionali conseguiti all’estero. Il Ministero della Salute, dopo attenta valutazione del percorso formativo e professionale, con un decreto del gennaio 2023 le riconosce il diritto di esercitare come psicoterapeuta in Italia.
Ma il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (Cnop) impugna il decreto davanti al Tar del Lazio, sostenendo che in Italia la psicoterapia è riservata a chi ha una laurea in psicologia o medicina e una specializzazione quadriennale. Il Tar dà inizialmente ragione all’Ordine, ma la sentenza viene ribaltata in appello dal Consiglio di Stato: il decreto del Ministero è valido, e l’Ordine – sottolineano i giudici – non ha competenza a entrare nel merito del riconoscimento dei titoli esteri, che spetta esclusivamente all’autorità statale. «In quel momento ho davvero pensato che tutto fosse risolto» racconta Giovanna Niola.
«Mi sono detta, finalmente potrò tornare a fare il mio lavoro, aiutare le persone – spiega – invece era solo l’inizio di un altro incubo burocratico». L’Ordine regionale della Sardegna, pur in presenza di una sentenza definitiva, il 3 febbraio 2025 le rifiuta l’iscrizione all’Albo. Motivo? Secondo l’Ordine, «la legge non prevede una professione autonoma di psicoterapeuta» e non esiste una sezione dell’albo dedicata a chi non è anche psicologo. A quel punto, Giovanna si rivolge al Tribunale di Cagliari che, con una sentenza del 2 maggio 2025, giudica illegittimo il comportamento dell’Ordine e impone l’iscrizione, con l’annotazione di “psicoterapeuta” e l’esplicita esclusione di quella di “psicologa”.
Ma nonostante questa nuova vittoria e una pronuncia esecutiva del Tribunale di Cagliari, non sospesa dalla Corte d’Appello, l’Ordine rifiuta ancora l’iscrizione e presenta appello. Giovanna Niola si rivolge quindi al giudice dell’Esecuzione che fissa la prima udienza a marzo 2026. «Devo ancora combattere per qualcosa che sarebbe dovuto essere automatico in applicazione del diritto comunitario, del riconoscimento del Ministero e delle sentenze intervenute – spiega Giovanna – e anche quando il Tribunale di Cagliari mi ha dato ragione, l’Ordine non ha rispettato il chiaro ordine del giudice. È frustrante, umiliante – aggiunge – mi sento trattata come un’abusiva, quando invece ho lavorato per anni in un sistema sanitario di eccellenza come quello britannico. Ho le competenze, ho studiato, ho esperienza. Ma l’Ordine preferisce proteggere equilibri interni invece di rispettare il decreto ministeriale di riconoscimento del mio titolo e le sentenze dei giudici italiani».
