Cantiere del palasport sott’acqua, scontro tra Comune di Sassari e Abbanoa
Per l’azienda non si tratta della perdita da una condotta. Palazzo Ducale: «Abbiamo le prove»
Sassari Se non è una “guerra dell’acqua” poco ci manca. La maxi perdita che ha invaso il cantiere del nuovo palasport in via Kennedy sta infatti agitando i rapporti, che già più volte nei mesi scorsi sono stati spigolosi, tra amministrazione comunale e Abbanoa.
Il problema è l’origine dell’acqua che dai primi di agosto zampilla copiosa da una buca, scavata in un pezzo di terreno fuori di qualche metro dalla zona perimetrata e oggetto di scavi dalla quale era stato appena sradicato un grosso albero. Acqua che è stata drenata in un canale di scolo che finisce il un “laghetto” scavato nel confine del cantiere sul lato di via Bove e che, ha assicurato l’altro ieri l’assessore ai Lavori Pubblici Salvatore Sanna, non influirà sulla normale prosecuzione del cantiere, che va assolutamente chiuso entro giugno 2026.
Il problema però resta, e la causa della perdita va identificata e risolta. E qui arriva lo scontro con Abbanoa. Il Comune è infatti assolutamente convinto che l’acqua non arrivi da una falda sotterranea che, nonostante il terreno carsico della zona, difficilmente si potrebbe trovare a tre metri di profondità. E durante gli scavi di assaggio ha anche trovato i resti di una tubatura, che i tecnici hanno ipotizzato sia una sorta di struttura di “raccolta” delle acque che evidentemente si è riempita nel tempo per una perdita da un’altra condotta Abbanoa della zona. Abbanoa dal canto suo ha replicato seccamente: «Le analisi chimiche effettuate sull’acqua che è emersa durante gli scavi nel cantiere del palasport in via Kennedy confermano che si tratta di acqua di falda e non derivante da eventuali perdite sulla rete idrica che sarebbero potute sfociare nell’area. I tecnici di Abbanoa si sono immediatamente attivati per verificare l’eventuale origine dell’allagamento dando massima disponibilità a trovare soluzioni qualora l’origine fosse stata imputabile a qualche dispersione nelle condotte. Gli accertamenti nelle reti vicine non avevano rilevato alcuna anomalia. Anche durante le chiusure notturne dell’erogazione effettuate nei giorni scorsi il flusso d’acqua non si è interrotto. È stato quindi effettuato un campionamento per verificare se si trattasse realmente di acqua potabile che è contraddistinta dalla presenza di residue del processo di disinfezione al quale è sottoposta. Gli esiti sono stati negativi: le analisi hanno confermato che si tratta di acqua di falda».
A dirimere la questione è però arrivata, ieri mattina, una cascata verde che ha riempito il “laghetto” di contenimento scavato nel cantiere. Verde come il colore del tracciante che la stessa Abbanoa aveva immesso nei giorni scorsi a monte della perdita per capire se l’acqua di via Kennedy arrivasse dalle sue condotte. Non sembrano esservi dubbi dunque, almeno da parte dei tecnici dell’amministrazione comunale, sull’origine dell’acqua, con le analisi citate da Abbanoa che potrebbero essere state falsate dal filtraggio della terra nel tratto dalla perdita alla condotta di contenimento “bucata” dagli operai.
Si torna al via insomma, con l’amministrazione che ha ribadito la richiesta ad Abbanoa di andare a caccia della fantomatica falla. Impresa non facile nella rete cittadina che, nonostante gli importanti investimenti dell’azienda, continua ad essere un vero colabrodo. Nel mentre si spera che il fiumiciattolo, che fortunatamente nei giorni scorsi ha ridotto la sua portata, non si infiltri negli scavi delle fondazioni in corso in queste settimane, e non finisca per stoppare un cantiere già non fortunatissimo che non può permettersi di perdere più un giorno per tagliare il traguardo di fine lavori.
Il progetto è assolutamente strategico per la città. Un impianto da 2.366 posti (che potrà essere portato a 3.100 costruendo una terza tribuna su uno dei lati corti). La spesa prevista è di 4,5 milioni, grazie al 20% di bonus guadagnato rispetto alla stima iniziale (quindi 750mila euro) e a 250mila euro di cofinanziamento del Comune, che permetteranno a Palazzo Ducale di mettere in campo anche una serie di lavori complementari. Un tassello importante, sia per colmare la storica carenza di impianti sportivi, soprattutto per l’assai praticato quanto colpevolmente dimenticato volley cittadino, ma anche per lanciare un nuovo polo per lo sport a Latte Dolce, che comprenderà il palazzetto polifunzionale, le piscine, la palestra e lo stadio dei Pini.
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