La Nuova Sardegna

Sassari

Gli omicidi di Porto Torres

Uccise i suoceri a colpi d’ascia, ricorso per Cassazione contro l’ergastolo a Baule

di Nadia Cossu
Uccise i suoceri a colpi d’ascia, ricorso per Cassazione contro l’ergastolo a Baule

La difesa: «Il deficit psichico dell’imputato un elemento decisivo di cui non si è tenuto conto»

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Sassari La certezza granitica della colpevolezza di Fulvio Baule l’avevano avuta, lo scorso aprile, anche i giudici della corte d’assise d’appello che avevano confermato la condanna all’ergastolo per il muratore 43enne di Ploaghe. Nessuna perizia psichiatrica, nessuna attenuante generica, come invece aveva chiesto l’avvocato difensore Nicola Lucchi.

Anche per i giudici di secondo grado (presidente Salvatore Marinaro, a latere Marina Capitta) Baule era capace di intendere e volere quando il 26 febbraio del 2022, a Porto Torres, uccise a colpi d’ascia i suoceri Basilio Saladdino e Liliana Mancusa (morta in ospedale dopo un mese di agonia). Quella stessa sera ridusse in fin di vita anche sua moglie Ilaria, dalla quale si stava separando.

Ora, contro quella sentenza, i legali della difesa hanno presentato ricorso per Cassazione: “Pur escludendo un’incapacità totale di intendere e volere – è scritto nel ricorso – il deficit psichico avrebbe dovuto essere valutato come elemento idoneo a incidere sulla personalità dell’imputato e sulla misura della sua responsabilità penale. Il deficit non è stato solo un fattore occasionale, ma un elemento che ha inciso profondamente sulla capacità di Fulvio Baule di affrontare la separazione e le difficoltà familiari. Per tali ragioni, la sentenza di appello va annullata”.

Fu un vero e proprio massacro quello di tre anni fa in via Principessa Giovanna. Baule, che aveva appena riportato a casa dei suoceri i gemellini di un anno, aveva avuto per strada una lite con la moglie Ilaria (che proprio per via della separazione si era trasferita dai genitori). Basilio Saladdino era sceso sotto casa perché aveva sentito le urla, poi lo aveva raggiunto anche sua moglie.

Ed era stato allora che il genero aveva preso un’accetta dall’auto e li aveva colpiti più volte alla testa. Poi era andato dai carabinieri. «Non so di preciso cosa sia successo – aveva detto a un militare – ma di sicuro ho ucciso qualcuno».

Solo Ilaria era scampata miracolosamente alla morte: pur con la testa semiaperta dai colpi d’ascia, si era salvata. Era rimasta per molto tempo ricoverata in Rianimazione e nei mesi successivi ha dovuto affrontare un difficile percorso di riabilitazione che l’ha tenuta lontana da casa – e dai suoi gemellini – per lungo tempo.

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