I tesori romani di Turris Libisonis tornano a splendere dopo il restauro: ecco quando visitarli – VIDEO
Ricostruita anche la statua dell’imperatore, è un esemplare unico in Sardegna, ma ancora non ci sono certezze su chi sia
Sassari Era il 2006, quando i primi frammenti di marmo vennero alla luce, in via delle Terme a Porto Torres. Vent’anni dopo, finalmente, i cittadini potranno ammirare un tesoro archeologico inestimabile, unico nel panorama dell’arte romana in Sardegna, restaurato con cura nel centro di Li Punti grazie alla sponsorizzazione di EF Solare, l’azienda titolare del parco fotovoltaico di Fiume Santo.
Il tesoro Due capitelli e tre statue: un piccolo busto loricato – che indossa cioè la lorica, l’armatura romana -, un grazioso Ercole con la pelle di leone sulle spalle e una imponente statua di un imperatore in armatura. Chi sia, al momento non si sa, è un giallo storico: gli archeologi pensano si tratti di un princeps della dinastia degli Antonini, forse è Adriano, l’imperatore filosofo immortalato nell’immaginario collettivo dalle Memorie di Marguerite Yourcenar.
Le visite I cittadini potranno ammirarlo insieme agli altri ritrovamenti nella sala espositiva del Centro di restauro e conservazione di Li Punti, almeno fin quando non troverà posto insieme agli altri manufatti nelle sale dell’Antiquarium turritano, come hanno auspicato il sindaco di Porto Torres Massimo Mulas e la soprintendente Monica Stochino. E domani, dalle 16.30 alle 20.30, in occasione delle Giornate europee del patrimonio, potranno farlo ascoltando le voci dei protagonisti, degli archeologi che hanno scavato e dei restauratori che hanno ricostruito le statue, e partecipando poi alla visita guidata.
Tutto cominciò nel 2006, come ha ricordato Gabriella Gasperetti, funzionaria archeologa della Soprintendenza: uno scavo d’emergenza, in un cantiere per la costruzione di una palazzina a quattro piani accanto alle terme Maetzke. Progetto poi bloccato dalla Soprintendenza, come confermato una volta per tutte dal Consiglio di Stato nel 2019. Cominciò così una lunga e complessa campagna di scavo, che non solo portò alla luce quei tesori, ma consentì di capire qualcosa in più della antica Colonia Iulia Turris Libisonis. «Non ci sono certezze, ma l’ipotesi consolidata è che qui ci fosse una sorta di tempio, probabilmente dedicato al culto imperiale, come ci mostra la statua» spiega l’archeologa.
I colori dell’imperatore Il bianco del marmo è solo un’illusione della storia: «Vede lì? Sono chiari segni di pittura blu, blu egizio per la precisione» spiega la responsabile del centro di Li Punti, la restauratrice Alessandra Carrieri. In un altro punto, invece, ci sono tracce di rosso. Oggi le statue appaiono bianche, ma il lavoro dei restauratori già da tempo ha permesso di capire che in origine erano colorate. Ma non in quel modo goffo che mostrano le ricostruzioni grafiche moderne, che tiene conto solo della pittura usata per segnare il fondo delle opere: «Durante il restauro abbiamo scoperto che venivano uniti più pigmenti, creando diverse sfumature» spiega la restauratrice. C’è poi il problema del capo smarrito: il princeps ha perso la testa, riuscirà mai a ritrovarla? Chissà. La Soprintendenza è in allerta: la testa potrebbe essere nei magazzini, ma più probabilmente è ancora sottoterra. Ogni ritrovamento compatibile sarà vagliato con attenzione, ma c’è già qualche certezza: «Siamo sicuri che non si tratti della testa di Marco Aurelio conservata all’Antiquarium, perché i pezzi non coincidono».
Il progetto Non nasconde l’orgoglio, la soprintendente Monica Stochino, insediatasi in estate dopo quattro anni alla guida della Soprintendenza di Cagliari e Oristano: «Da uno scavo nato in condizioni di emergenza, sono venute fuori scoperte importantissime» ha ricordato. Il sindaco della città turritana Massimo Mulas ha sottolineato le necessità di collaborazione fra le amministrazioni locali e la Soprintendenza: «Sapremo valorizzare insieme i tesori della comunità e sono certo che le statue torneranno a Porto Torres» ha detto, ricordando gli altri punti di incontro con gli archeologi, a partire dal «ponte romano e dal progetto per il parco fluviale archeologico sul Rio Mannu, ripartito a inizio anno dopo un lungo oblio.
«La sostenibilità non riguarda solo l’energia, ma anche la cultura» ha aggiunto Andrea Ghiselli, amministratore delegato di EF Solare. Alla presentazione del progetto hanno partecipato anche le due ditte che hanno effettuato il restauro sotto la direzione della Soprintendenza, la Luciano Sini e la Atramentum. Un lavoro tutt’altro che facile, anche solo per le sfide logistiche poste dalla lavorazione di blocchi di marmo pesanti e lesionati. Sabato i visitatori potranno ascoltarne i dettagli direttamente dalla voce dei protagonisti. Un’occasione da non perdere.
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