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Da Sassari alla maratona di Atene: due ex compagni di scuola fanno lo stesso tempo

di Luca Fiori
Da Sassari alla maratona di Atene: due ex compagni di scuola fanno lo stesso tempo

L’avvocato Luigi Pisanu e il chirurgo plastico Marco Sanna raccontano la loro impresa in 3 ore, 41 minuti e 50 secondi

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Sassari Da compagni di scuola al liceo classico “Canopoleno” a maratoneti lungo la strada che ha fatto la storia, quella che da Maratona porta fino ad Atene, nel cuore della Grecia. È qui che Luigi Pisanu, avvocato sassarese (figlio dell’ex ministro dell’Interno Beppe), e Marco Sanna, chirurgo plastico (allievo di Nanni Campus) oggi a Como dopo aver lavorato anche a Parigi, hanno condiviso un’impresa che profuma di amicizia, resistenza e destino. Pur partendo in blocchi diversi, senza mai incontrarsi in gara, i due sassaresi hanno tagliato il traguardo dello stadio Panathinaiko con lo stesso identico tempo: 3 ore, 41 minuti e 50 secondi. Un risultato incredibile, che li ha anche visti piazzarsi meglio dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, presente ad Atene tra 1200 italiani in gara (su 22mila partecipanti) e arrivato in 4 ore e 10 minuti. Pisanu, che corre per la “Alghero Marathon”, ha collezionato finora quindici maratone in sette anni.

La prima, nel 2018, è stata quella di New York, il sogno di ogni runner. Poi Londra, Berlino, Chicago: quattro delle sei “major” mondiali. Ma nessuna – racconta il legale – gli ha dato l’emozione della Grecia. «Questa è la maratona delle maratone. È la storia. È il percorso di Filippide, che infatti ci ha lasciato le penne. Quando entri nello stadio Panathinaiko, di marmo bianco, senti addosso il peso e la bellezza di duemila anni di storia».

E di peso, ad Atene, ce n’era tanto: 30 chilometri di salita, 23 gradi e 85 percento di umidità. «Non so come ho fatto a finirla – ammette Pisanu – gli ultimi dieci chilometri li ho corsi solo con la testa. È stata la più dura, ma anche la più bella». La maratona greca è molto più che una corsa. È un pellegrinaggio laico per chi ama la fatica e la solitudine della lunga distanza. «Se poi hai studiato al classico – raccontano Pisanu e Sanna, entrambi 54enni e molto tifosi della Torres – assume un significato particolare. Ti sembra di correre nella storia, di rivivere le parole di Erodoto. E capisci davvero perché Filippide è crollato al traguardo».

Allenarsi non è semplice per un avvocato e un chirurgo. «Corro la mattina presto, nel fine settimana, qualche volta all’ora di pranzo – racconta Pisanu – finché reggo. Perché la corsa è anche una storia di infortuni, di acciacchi che ti costringono a regolarti. È una cosa che ami e odi allo stesso tempo: ti scarica, ti ricarica, ti fa bruciare energia ma anche pensieri. Si diventa amici dei fisioterapisti – aggiunge – e a Sassari per fortuna ne abbiamo di bravissimi».

Alla partenza, lo speaker ha annunciato tra i partecipanti anche Matteo Renzi, che ha corso con il pettorale numero 1 nel primo blocco, quello riservato ai più veloci. «Io sono partito dieci minuti dopo, nel terzo – racconta Pisanu – ma l’ho ripreso e superato intorno all’undicesimo chilometro, almeno secondo la app ufficiale. Comunque il tempo di Renzi è ottimo – assicura Pisanu – Atene non perdona, anche i professionisti qui perdono venti minuti rispetto a Berlino o Chicago».

Il primo classificato tra gli uomini il greco Panagiotis Karaiskos, ha chiuso infatti in 2 ore, 20 minuti e 10 secondi e la prima donna, la greca Stamatia Noula, in 2 ore, 39 minuti e 28 secondi, tempi lontani dai record delle grandi maratone internazionali, ma comprensibili su un percorso tanto impegnativo. «Chi cerca il tempo migliore non viene qui – prosegue Pisanu – viene chi cerca le emozioni vere». E le emozioni non sono mancate. «Quando entri nello stadio e senti il boato del pubblico, capisci che ne è valsa la pena – raccontano Pisanu e Sanna – è una scarica di adrenalina che non dimentichi. E poi l’abbraccio ad Atene tra sassaresi, compagni del liceo, quando abbiamo scoperto di aver fatto lo stesso identico tempo. Non ci potevamo credere, è stato come chiudere un cerchio cominciato sui banchi del Canopoleno».

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