La Nuova Sardegna

Sassari

Storie di povertà

«Durante il lockdown Lucia ha smesso di parlare e mangiare»

«Durante il lockdown Lucia ha smesso di parlare e mangiare»

Mamma Anna travolta dai costi per le visite della figlia, l’ansia e la depressione. Poi l’aiuto del Centro di ascolto

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Per molte famiglie, la pandemia è stata il punto di rottura. Anche per quella di Anna, in un piccolo paese. Quello sconvolgimento globale ha rotto il fragile equilibrio della sua famiglia, che faceva i conti con la malattia rara che aveva colpito uno dei figli. Con il lockdown esplode anche il malessere psicologico della figlia Lucia, che studia alle superiori: si rinchiude in camera, smette di parlare con le persone e non dorme e non mangia più. Non è facile, ma alla fine Anna convince Lucia a fare una visita specialistica con uno psichiatra.

Ma proprio allora, una grave crisi porta al ricovero della ragazza in Psichiatria. «Nel momento del bisogno il sistema pubblico si dimostra in affanno con liste d’attesa interminabili –raccontano dalla Caritas diocesana di Ozieri -. È così che la famiglia imbocca la strada di un percorso terapeutico privato, dai costi altissimi. Anna è costretta a chiedere un prestito, a lavorare come assistente domiciliare, mentre il marito – già segnato da problemi di salute – entra in una spirale di ansia e depressione. Anche Anna, infine, cede esausta di fronte a tutte queste prove».

La donna racconta il suo disagio: «Stavo impazzendo. Mio marito lavorava tutto il giorno e io reggevo l’80% del peso». Ma la possibilità di raccontare questa situazione e confidarsi con gli operatori del Centro di ascolto la aiuta a resistere. E lentamente le cose iniziano a prendere la piega giusta. Lucia si riprende, con il sostegno degli amici riesce a dare l’esame di maturità. E ora è all’Università di Cagliari dove, grazie al supporto del servizio universitario per studenti con Disturbi specifici dell’apprendimento, sta portando avanti il suo percorso di studi. «Non possiamo farcela da soli» dice Anna. Che denuncia il vuoto lasciato dai servizi pubblici e alla Caritas diocesana di Ozieri chiede qualcosa di preciso: «Create una rete, come già esiste per la dislessia. All’inizio era un tabù, oggi se ne parla. Lo stesso deve accadere con la salute mentale. Servono Centri di ascolto, percorsi psicologici e accompagnamento per ragazzi e per genitori». 

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