«Vivevo per strada, pesavo 29 chili, la droga era tutto. Vi racconto come ho detto basta» – la storia di Jessica
La 36enne di Porto Torres per dieci anni nel baratro della tossicodipendenza, poi la rinascita grazie a San Patrignano: «Oggi sono madre e aiuto gli altri»
Sassari «Ho passato due anni in una tenda, vicino a viale Italia. Pesavo 29 chili. Non mangiavo, non mi lavavo. La droga sostituiva tutto: l’affetto, la fame, il sonno. Mia madre, disperata, mi ha cacciata di casa. E quella scelta mi ha salvata. Prima la odiavo, ora la ringrazio, perché senza quella sua decisione difficilissima oggi non sarei qui». Quando Jessica Giordo, 36 anni, di Porto Torres, prende la parola per raccontare la sua storia di rinascita, nella sala “Langiu” del comando della polizia locale di Sassari cala il silenzio. Davanti a lei ci sono occhi che hanno guardato da vicino lo stesso inferno e genitori che hanno vissuto - o stanno vivendo - lo stesso calvario percorso da sua madre. Dieci anni dopo quel baratro, e dopo quattro anni di disintossicazione a San Patrignano, oggi Jessica è una mamma felice.
Vive a Riccione con il compagno, conosciuto in comunità, e il loro bambino di quattro anni. Lavora nella prevenzione e porta la sua storia nelle scuole in giro per l’Italia, perché nessun ragazzo debba mai arrivare dove è arrivata lei. «Se dieci anni fa mi avessero detto diventerai una persona nuova, crederai nella vita, avrai ampie aspettative, non ci avrei mai creduto – racconta – non scordo chi ero, perché mi ricorda chi voglio essere domani. Questa vittoria non è solo mia, ma di tutti quelli che hanno creduto in me prima che lo facessi io. Il passato è un fardello che non dimentico, ma mi serve per rinnovare ogni giorno la mia lotta, per me e per tutte le persone a me care. Quando inizi a capire che hai un problema, quello è il primo passo verso l’indipendenza».
Jessica ha iniziato con le canne a 14 anni, poi ha provato le droghe sintetiche in discoteca e alla fine ha iniziato a usare l’eroina. La mia prima dipendenza però non è stata la droga, ma il giudizio degli altri – racconta davanti a tanti che come lei ce l’hanno fatta – poi sono arrivati l’alcol, le sostanze chimiche e infine l’eroina che mi ha fatta finire in mezzo alla strada. La droga sostituiva tutto. A San Patrignano ho trovato strumenti, affetto e la possibilità di ricostruire la mia vita. Ho imparato a scegliere, a volermi bene e a diventare la mamma che volevo essere».
La salvezza è arrivata quando il suo corpo si stava lentamente consumando. «Ero andata via da Porto Torres – racconta – e vivevo a Sassari in mezzo alla strada. Un signore anziano, che purtroppo non c’è più, un giorno mi ha vista piangere, seduta su un gradino e ha capito che avevo bisogno di aiuto. Ha chiamato mia madre e lei è venuta a prendermi, facendosi promettere che avrei iniziato finalmente un percorso per salvarmi. Poco dopo sono partita per San Patrignano – prosegue Jessica – e all’inizio è stata molto dura. Poi piano piano ho preso in mano la mia vita, ho trovato l’amore e costruito la mia famiglia. Oggi racconto la mia esperienza nelle scuole e cerco di convincere i giovani che prendere la strada della droga porta solo dolore a chi la percorre, ma anche ai familiari. Ci sono tante alternative e bisogna scegliere quella più costruttiva».
Il convegno “Educare all’indipendenza”, organizzato dall’associazione Agad – Amici di San Patrignano Sassari con il contributo della Fondazione di Sardegna, ieri mattina ha messo in luce quanto sia fondamentale intervenire prima che sia troppo tardi, con prevenzione e educazione. «L’alcol è spesso l’inizio del baratro – ha spiegato Marzia Carpinelli, responsabile dell’accoglienza di San Patrignano – da lì si passa alla cocaina, usata nel 92% dei casi da chi arriva in comunità. La difficoltà per un genitore che si trova ad affrontare un problema così complesso come la dipendenza è che inizialmente è difficile capire perché la droga diventi per i giovani una stampella. Ci sono ragazzine che non riescono a reggere gli standard di bellezza imposti dai social – ha aggiunto Marzia Carpinelli – e si drogano per dimagrire. Oggi il tossicodipendente non è più l’uomo con la siringa nel braccio in mezzo alla strada, è un ragazzo di 15 anni con un disagio, o una ragazza di 20 che non riesca ad accettarsi. La dipendenza non conosce classi sociali. Nella nostra comunità vivono attualmente circa 900 persone, con età media di 33 anni. Il più giovane ha 14 anni, la più grande 62. Abbiamo 176 papà che hanno lasciato la famiglia per entrare in comunità e che vogliono riprendere a vivere. Che consiglio posso dare a chi sta affrontando questo problema? A volte denunciare i propri figli può, essere necessario – dice la responsabile dell’accoglienza – ma l’empatia e la comprensione possono essere le basi per la riconquista della dignità».
