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Sassari, il sindaco Giuseppe Mascia contro l’arrivo dei boss al 41 bis a Bancali: «Mobilitiamoci»

Sassari, il sindaco Giuseppe Mascia contro l’arrivo dei boss al 41 bis a Bancali: «Mobilitiamoci»

Il primo cittadino raccoglie l’appello della presidente della Regione Alessandra Todde

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Sassari Anche il sindaco di Sassari Giuseppe Mascia sostiene l’invito di Alessandra Todde alla mobilitazione di tutti i sardi contro l’arrivo nell’isola di detenuti al 41 bis, con il carcere di Bancali, alle porte del capoluogo, destinato a trasformarsi in un carcere solo per detenuti di mafia. «Siamo fortemente ostili al piano del governo per trasformare l’isola in una Caienna per mafiosi» ha detto Mascia. 

«Il nostro territorio ha già potuto sperimentare cosa significhi la presenza nel carcere di Bancali di detenuti in regime di 41 bis, la penetrazione di forme esogene di criminalità organizzata nel tessuto economico locale sono una conseguenza deleteria sotto ogni punto di vista – sia sul piano socioculturale che dal punto di vista economico, produttivo e occupazionale – di una scelta tanto scellerata quanto anacronistica e ingenerosa verso la nostra storia e la nostra identità. Ecco perché il piano del governo per trasformare la Sardegna in una Caienna per mafiosi ci vede fortemente ostili ed ecco perché diciamo sì alla mobilitazione promossa dalla presidente della Regione, Alessandra Todde». Così il sindaco di Sassari, Giuseppe Mascia, interviene su uno dei temi di più stringente attualità nel dibattito politico isolano e nazionale.

Parlando anche in qualità di sindaco della Città Metropolitana, e dunque di tutto il territorio, Mascia è perentorio. «La nostra economia è fragile e fatica a uscire da una crisi di lunghissima durata, per superare la quale siamo tutti impegnati nella definizione di un nuovo modello di sviluppo e di crescita – afferma – ma tutto questo può essere pesantemente minato, anche sul piano della tenuta sociale e della diffusione di una cultura e di condotte criminali che non appartengono a questa comunità, dalla concorrenza sleale di gruppi organizzati che arrivano al seguito dei detenuti, la cui presenza rappresenta in ogni caso un pericolo anche in termini di sicurezza, dentro e fuori dalle strutture penitenziarie».

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