Sassari, ruba pantaloni in un negozio e scappa, poi chiede scusa: «Ho perso il lavoro» – la storia
L’uomo è stato fermato dai carabinieri dopo il furto da Zara. Al giudice ha spiegato di avere bisogno di abiti nuovi
Sassari Quando i carabinieri, sulla base della descrizione dettagliata fornita da alcuni testimoni, lo hanno rintracciato alla stazione di Sassari, lui non ha opposto alcuna resistenza. Era seduto su una panchina, la testa poggiata tra le mani. I militari si sono avvicinati con cautela e gli hanno chiesto come fosse andata la giornata. «Ho fatto una cavolata», è stata la sua risposta. La “cavolata” sarebbe una rapina impropria – questa è al momento l’accusa – commessa lunedì 23 febbraio da un quarantenne senegalese che vive in un paese vicino a Sassari. Nessun precedente penale alle spalle, ben integrato, un italiano fluido. Poco prima che i carabinieri lo fermassero, l’uomo è andato nel negozio Zara di piazza Azuni e ha messo dentro uno zainetto un paio di pantaloni e una tuta da ginnastica. Si è poi allontanato senza passare per le casse ed è stato notato da alcune dipendenti che hanno provato a fermarlo. Il 40enne sarebbe però scappato e in quel frangente, stando all’accusa, avrebbe spinto una delle commesse. Il tutto davanti ad altri testimoni e con riprese video fatte col cellulare.
Immediatamente è stato lanciato l’allarme ai carabinieri che dopo pochi minuti sono arrivati sul posto. Hanno ascoltato le persone presenti, hanno guardato i video e si sono messi sulle tracce dell’uomo. Dal Corso alla stazione il tragitto è breve ed è proprio in una panchina lì davanti che è stato notato dalla pattuglia e poi arrestato. Nella mattina del 23 febbraio il 40enne senegalese è comparso in tribunale per la direttissima accompagnato dall’avvocato difensore Giuseppe Onorato. Davanti alla giudice Marta Guadalupi ha chiesto scusa per quel gesto. Ha spiegato di aver perso da poco il lavoro, di non percepire più l’indennità e di aver bisogno di abiti nuovi. La giudice ha convalidato l’arresto e non ha disposto alcuna misura nei confronti dell’uomo che è tornato in libertà. (na.co.)
