Morto dopo il pestaggio a Sassari, il pm: «È stato un omicidio volontario» – Le novità dell’inchiesta
Si aggrava la posizione del 46enne che colpì Sergio Serra e si accanì contro di lui quando era già a terra
Sassari La Procura non ha dubbi. Quella sera del 28 maggio 2025, il 46enne sassarese che colpì con violenza un coetaneo fuori da una pizzeria di Latte Dolce, voleva uccidere. Per il pm Gianni Caria – titolare dell’inchiesta – non ci sono ipotesi alternative considerato l’accanimento contro quell’uomo che era ormai a terra, esanime. Per questo il capo di imputazione nei confronti dell’indagato – che inizialmente era tentato omicidio – si è “evoluto” nella formula più grave: omicidio volontario. Escluso quindi il preterintenzionale, che era stata una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti.
L’inchiesta
Sono gli ultimi sviluppi dell’inchiesta sulla morte del 46enne Sergio Serra, deceduto nella notte tra lunedì 23 e martedì 24 febbraio dopo un calvario durato nove mesi. I primi due li aveva trascorsi in coma nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari, poi altri sei al Mater Olbia e l’ultimo mese e mezzo su un letto della Rsa San Nicola di Sassari dove il suo cuore si è arreso definitivamente. A ridurlo in quello stato era stato un altro 46enne col quale, fino a 15 anni fa, la vittima aveva un rapporto di amicizia molto stretto. Entrambi di Latte Dolce, palazzi confinanti, a distanza di un solo numero civico l’uno dall’altro, i due ex amici da molto tempo ormai si ignoravano. Ma evidentemente i vecchi rancori – che a un certo punto della vita li avevano divisi – ogni tanto riaffioravano, con prepotenza. Le immagini registrate da alcune telecamere di videosorveglianza della zona avrebbero ripreso, seppure da distanza, l’aggressione. E avrebbero consentito alla polizia locale – che ha condotto le indagini – di dare un nome e un volto alla persona che aveva scatenato la sua furia contro Sergio Serra.
L’aggressore
Gli investigatori erano già sulle sue tracce quando lui si era presentato al comando con gli avvocati Pierluigi Olivieri e Marcello Masia. Aveva raccontato di essersi difeso dando una gomitata per scansare una testata. Aveva parlato di una caduta accidentale di Serra. Ma questa versione non ha convinto gli inquirenti e i successivi approfondimenti investigativi della polizia locale avrebbero definito un’altra verità: colpi fortissimi sulla testa della vittima quando quest’ultima era ormai sull’asfalto, impossibilitata a difendersi.
La sorella della vittima
«Mio fratello – ha raccontato Gabriela, sorella di Sergio – è stato colpito allo sterno ed è subito caduto. A quel punto l’altra persona gli ha dato una serie di calci sulla testa». L’esito degli esami clinici aveva confermato questa ricostruzione: trauma cranico con emorragia cerebrale, fratture allo zigomo e alla mandibola. I soccorsi erano scattati subito dopo, con l’arrivo del 118 e degli agenti della polizia locale. Trasportato d’urgenza al “Santissima Annunziata”, il 46enne era stato ricoverato in Rianimazione, in coma, con prognosi riservata. E da quel momento era iniziata una lunga agonia, durata nove mesi. Con l’uomo che non poteva più parlare, seguiva i suoi familiari con lo sguardo ma non poteva interagire con loro. Un supplizio terminato lunedì notte. Domani l’autopsia potrà dare le ultime risposte necessarie per chiarire con maggiore esattezza la causa della morte.
