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Tribunale

Ragazza segregata in casa a Sassari, il giudice decide se tenere in carcere l'aguzzino

di Luca Fiori
Ragazza segregata in casa a Sassari, il giudice decide se tenere in carcere l'aguzzino

Udienza del Riesame per il 35enne. Chiesto un incidente probatorio

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Sassari Sarà il tribunale del Riesame - domani mattina, mercoledì 4 - a pronunciarsi sulla misura cautelare in carcere nei confronti del 35enne sassarese, detenuto dal 7 febbraio scorso a Bancali, accusato di maltrattamenti, sequestro di persona, tortura, violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale, per aver segregato in casa - per diversi giorni - la fidanzata di 23 anni.

La Procura della Repubblica di Sassari, con i pubblici ministeri Ermanno Cattaneo ed Elisa Succu, ha chiesto inoltre che venga predisposto un incidente probatorio per cristallizzare la testimonianza della giovane vittima, assistita dall’avvocato Pietro Fresu, e mettere le due versioni a confronto davanti al gip. L’istanza, depositata al giudice per le indagini preliminari, nasce dalla necessità di acquisire in maniera protetta e definitiva il racconto della ragazza sui presunti maltrattamenti quotidiani, sulla segregazione in casa, sulle violenze fisiche e psicologiche, sull’obbligo di assumere psicofarmaci e sui presunti abusi sessuali subiti e sulle lesioni riportate, giudicate guaribili in dieci giorni.

L’incidente probatorio permetterebbe di ottenere una testimonianza “diretta” e rappresentativa dei fatti contestati, garantendo al tempo stesso le modalità protette necessarie per la giovane, considerata persona vulnerabile. Il 35enne, difeso dall’avvocato Marco Palmieri, è accusato anche di violenza nei confronti dei carabinieri per aver scagliato un estintore e colpito i militari con calci e pugni durante il blitz per liberare la ragazza. Domani il Riesame valuterà la tenuta del quadro indiziario e la necessità di mantenere la custodia cautelare. In parallelo, la decisione sull’incidente probatorio potrebbe imprimere un’accelerazione decisiva al procedimento. Il blitz dei carabinieri era stato portato a termine il 7 febbraio scorso.

Tutto era partito dopo l’allarme della madre della 23enne, che aveva allertato il numero unico di emergenza 112 segnalando la scomparsa della figlia da dieci giorni. Era stata proprio la donna a indicare ai soccorritori che la ragazza si trovava quasi certamente a casa del fidanzato. Ma, quando i militari della sezione radiomobile si erano presentati alla porta, il citofono aveva suonato a vuoto. Eppure, era evidente che qualcuno in casa ci fosse. Era cominciato così il movimentato blitz, che in pochi minuti aveva attirato l’attenzione di tutti i vicini. Con l’ausilio dell’autoscala e del cestello dei vigili del fuoco, i carabinieri avevano fatto irruzione nell’appartamento da una finestra e si erano trovati davanti a una scena da film dell’orrore. La 23enne era stata accompagnata in ambulanza al pronto soccorso. La giovane aveva raccontato che la relazione era peggiorata soprattutto negli ultimi tre mesi, da quando il fidanzato aveva cominciato ad assumere atteggiamenti sempre più violenti. Ora saranno i giudici a valutare con attenzione il suo racconto e a decidere se il suo ex fidanzata deve rimanere in carcere.
 

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